Blog Image

Blog di NewlifeTango

Il Tango Argentino

Questo spazio è dedicato alla divulgazione di informazioni, articoli ed interviste sulla storia del tango, dalle sue radici fino ad oggi.

“Il tango non è tango senza l’abbraccio, il toccarsi, il condividere. E’ un ballo in cui si condivide la propria intimità..” Intervista a Lorena Ermocida e Pancho Martinez Pey

Interviste Posted on 21 Sep, 2016 07:23PM


Lorena e Pancho, quando è nato il vostro sodalizio?

Lorena: “A Settembre 2012. Quella volta avremmo dovuto lavorare
insieme per una sola occasione, si trattava di un festival in
Australia. Ci conoscevamo già, ma non avevamo mai ballato insieme,
tuttavia per una serie di circostanze decidemmo di intraprendere
questo progetto. Quando abbiamo ballato per la prima volta, abbiamo
sentito
che funzionava, che ballare insieme era facile. Anche il
metodo d’insegnamento fu subito compatibile, avevamo lo stesso
linguaggio, interpretavamo i concetti alla stessa maniera.”

Quindi il feeling fu immediato, nonostante le vostre storie e i
vostri percorsi professionali siano stati molto diversi. Allora
c’è davvero qualcosa nel tango che, tra i tanti modi diversi di
ballarlo, lo unisce ugualmente sotto un unico aspetto? Qual’è il
vostro punto di vista?

Pancho: “Per ballare tango c’è una cosa che non può mancare,
senza la quale non può funzionare: la connessione. Il tango non è
tango senza l’abbraccio, il toccarsi, il condividere
. Non è un
ballo finalizzato solo a divertirsi, è un ballo in cui si condivide
la propria intimità
e questo è un fattore universale.”

Lorena: “E’ un ballo profondo, dove si deve instaurare un
rapporto di fiducia reciproco
con una persona che magari non hai mai
visto o con cui non hai mai parlato.”

Conoscete l’ambiente della milonga da tantissimi anni sia in
Argentina che nel resto del mondo. La milonga di Buenos Aires è
differente dalle altre?

Pancho: “La milonga di Buenos Aires è differente da qualunque
milonga del mondo. A Buenos Aires il tango parte dal piacere di
abbracciarsi
per poi definire la sua forma e la sua struttura.
All’estero spesso ci si fa un’idea sbagliata del tango, perchè si
guarda solo la struttura e si vuole imparare quella trascurando il
piacere di abbracciarsi, di far partire tutto dalla connessione.”

Lorena: “Il tango non è solo movimento, la cosa più importante è
quello che provi dentro quando lo fai.”

Se basta condividere, se basta lasciarsi andare, allora in quale
maniera si può aumentare il piacere di ballare il tango. Serve
studiare se basta soltanto viverlo per ballarlo intensamente?

Pancho: “Il contributo più grande che si può dare è cercare di
conoscere se stessi, sentirsi nel proprio movimento e con questo
imparare a esprimersi, e quindi riuscire a interpretare la musica.”

Lorena: “Più hai il controllo dei tuoi movimenti e di quelli del
partner, più hai libertà di esprimerti. Inoltre, se migliora la
sensibilità, se si riesce a sentire l’altro, si gode davvero del
ballo di coppia, dell’unione, dell’abbraccio e dei movimenti fatti
insieme
.”

Fino a che punto e in che maniera è necessario cercare di migliorarsi?

Lorena: “E’ soggettivo, dipende da ognuno. Se piace davvero ballare
e lo si vuole fare bene, allora è giusto approfondirlo, ma questo
non significa necessariamente apprendere più passi e movimenti. La
verità è che quando si vuole approfondire, si torna ai concetti
basici
. Di qualsiasi movimento si tratti l’importante è avere chiare
le basi e sentire profondamente cosa succede al proprio corpo e al
corpo del partner mentre ci muoviamo.”

Pancho: “Le basi non si smettono mai di imparare. Con il tempo
cambia solo la maniera di apprenderle e più si va avanti più si
possono approfondire ad un livello concettuale più alto.”

Esiste una definizione comune che definisce il tango un ballo
sociale. Cosa significa realmente?

Lorena: “Che è popolare, che è per la gente, per tutti e a
qualsiasi età.”

Pancho: “Nella milonga tutti possono ballare con tutti, perché non
ci sono differenze sociali, nè culturali o professionali. In milonga
siamo tutti uguali, questo significa sociale.


Che importanza hanno i “codigos” in milonga? È sempre
importante rispettarli?

Lorena: “I codigos della milonga sono importantissimi, tuttavia
bisogna ammettere che la milonga è un pó cambiata, perché è
cambiata la società. Una volta in milonga gli uomini e le donne
sedevano separati e l’unica maniera per ballare era attraverso la
mirada e il cabeceo. Ora è diverso, la gente chiacchiera, sta in
milonga in gruppi e capita di essere più informali nel modo di
invitare le persone con le quali si ha confidenza. Questo è normale,
alcune abitudini sociali sono cambiate e di conseguenza anche il
comportamento in milonga cambia. Bisogna però fare attenzione a non
cadere nella maleducazione: a volte si vedono comportamenti poco
gentili, come uomini che vanno ad invitare donne impegnate a parlare
oppure donne che lasciano improvvisamente una conversazione per
andare in pista.”

Pancho: “Applicare i codigos è fondamentale, perché permettono di
creare la relazione con l’altra persona, favorendo la scelta
reciproca ed evitando circostanze scomode o imbarazzanti.

Esistono gli stili di ballo? Che cosa significa precisamente
ballare in un determinato stile?

Pancho: “Una volta gli stili di ballo identificavano il maestro, o
più generalmente il quartiere nel quale si era appreso il tango.
Alcuni maestri erano così carismatici da riuscire a trasferire la
loro maniera di muoversi in modo molto evidente oppure accadeva che
in determinate zone, dove per esempio c’era poco spazio per ballare,
l’esigenza definiva il modo di muoversi e quindi di abbracciarsi
negli spazi stretti.”

Lorena: “Ora però è tutto cambiato. La gente viaggia tanto,
studia con tanti maestri e quindi apprende tanti concetti differenti,
con la possibilità di imparare tanto. È molto importante che però
ognuno trovi poi la propria maniera di fare ciò che ha appreso, per
non rischiare di diventare cloni senz’anima. Ogni concetto appreso va
sperimentato profondamente sul proprio corpo, al fine di renderlo
personale, comodo ed efficace nel proprio ballo
. Solo in questo modo
si potrà imparare da tutti, ma allo stesso tempo avere il proprio
stile di ballo, con il quale ci si esprime al meglio.”

Intervista di:
Palombini Alessandra
Benvegnù Elisa
Palantone Donatello



“Quando si balla con un’altra persona bisogna vivere il momento, godere delle sensazioni. Essere, sentirsi ed esprimersi in ogni instante..” Intervista a Pancho Martinez Pey

Interviste Posted on 05 Sep, 2016 10:38PM

Oscar
Martinez Pey
, in arte “Pancho”, è un ballerino
professionista, maestro, coreografo e cantante di tango. Inizia lo
studio della danza folkloristica nel 1986 e negli anni successivi si
approccia allo studio della danza classica, della musica e del canto.
Nel tango ha realizzato numerosi spettacoli in tutto il mondo e ha partecipato come maestro e ballerino ai più importanti Festival internazionali.

Dal 2012 svolge tournée internazionali con
Lorena Ermocida e a Buenos Aires è docente di tango presso
l’Università di Arte e Movimento e inoltre tiene seminari permanenti e gestisce uno spazio dove svolge lezioni e organizza pratiche e milongas.


Ballerino, musicista, attore, cantante. Nello spettacolo sei
un’artista poliedrico, ma nella vita chi è davvero Pancho e perché
questo nome?

“Pancho è una uomo nato in una famiglia comune. Papà era un
infermiere, anche se la sua vocazione principale era fare il
chitarrista, mentre la mamma era tecnico di laboratorio. Si sono
conosciuti in ospedale.
Il nome Pancho è un soprannome della mia infanzia. Quando nacqui
tutti i miei cugini erano iperattivi e facevano sempre confusione,
mentre io ero sempre sorridente e tranquillo, così mi chiamavano pancho, che in Argentina significa rimanere tranquillo.”

Hai iniziato con la danza folkloristica e successivamente hai
viaggiato in giro per l’Europa già da giovanissimo. Com’è
avvenuto il passaggio tra la danza folkloristica e il tango?

“Il passaggio è stato difficile e ho dovuto impegnarmi tanto,
perché nel folklore si utilizza la forza del piede sul pavimento, un po’ come nel flamenco. In verità però, il mio maestro di folklore mi
diceva sempre che quando facevo “il gaucho” sembravo più
un signore inglese… Apprendere il tango è costato fatica, ma mi è
sempre risultato semplice capire come fare
.”

Reciti, suoni, canti e balli. Che cosa accompagna e lega queste
cose?

“Quand’ero bimbo volevo vedere sempre i film di Fred Astaire e
Ginger Roger, i musical degli anni 40/50, adoravo ascoltare mio padre
musicista. Mi piaceva tutto ciò che era legato alla musica. Penso che sia una cosa che ho dentro, è nel DNA.”

Quand’è che hai deciso di diventare un’artista di tango? C’è
stato un momento preciso nel quale lo hai capito?

“Prima di andare in tournée in Europa come musicista, avevo dei
dubbi sulla vita da artista e anche i miei genitori mi dicevano
sempre di riflettere bene su cosa stavo facendo. Pensai a mio
papà, che non diventò un chitarrista perché non volle rinunciare
alla sicurezza dello stipendio e scelse di fare l’infermiere.
Parlai con amici di mio padre, che erano musicisti ed artisti, e mi
dissero di farlo, di avere fiducia. Fu quindi la fiducia in me stesso
a permettermi di andare avanti, di voler arrivare a fare ciò che mi
piaceva, ciò che sentivo dentro.

Fu al ritorno dal primo viaggio in Europa che scelsi di dedicarmi
al tango. Tornai a Buenos Aires deciso e quando vidi che i miei
compagni che facevano tango erano migliorati tanto mi dissi “io
voglio questo!”. Questo mi ha portato avanti, sono tornato in
Argentina e non pensavo ad altro: ballare il tango.”

C’è qualcosa di personale che riguarda il tuo percorso e la
tua passione, che vorresti raccontarci perché in qualche maniera ha
caratterizzato anche le tue scelte?

“Vi racconto un’aneddoto meraviglioso:
Quando ero bimbo avevo una maestra con la quale svolgevo sempre
attività artistiche, che mi stimolava a creare, a esprimere il mio
senso creativo. Da adolescente cambiai le scuole, feci la scuola
amministrativa, e dopo ancora arrivò il momento di scegliere l’università. Fu in quei giorni che incontrai di nuovo la mia maestra
d’infanzia, che mi chiese cosa avevo scelto di fare nella vita, ed io
ho gli dissi l’economico o forse l’informatico. La maestra mi rispose “Ah, guarda te, ero certa che saresti
diventato un artista”
. Questa frase fu come un colpo in testa, mi lasciò confuso e
suscitò in me dei ripensamenti.
Passarono gli anni e un giorno ero in un locale di spettacoli di
tango (dove i turisti vanno a cenare mentre guardano uno spettacolo).
In quel periodo nello spettacolo ballava Gavito con la Duran. Gavito
quella sera non c’era e nessuno faceva il primo ballerino, perciò
chiesero a me. Alla fine dello spettacolo un uomo mi disse ”Pancho
ti hanno lasciato un biglietto.” Lo aprì e lessi: “Io che sono
venuta a vedere Gavito, ti vedo ballare sul palcoscenico come i migliori. Ti aspetto su. La tua maestra”
. Io non ci potevo
credere. Sono andato immediatamente su e mi sono seduto di fronte a
lei senza riuscire a parlare. La guardavo immobile. Lei era
emozionata, felice, e rideva per la mia espressione. In quel silenzio
ci siamo detti tutto…”

C’è un film, “Un ultimo tango” dove sei attore. E’
un film che è stato distribuito in tutto il mondo. Al di là della
critica, pensi che questo film avrà un peso culturale come lo hanno avuto altri film cult sul tango?

E’ un film intenso, che parla della vita. Si
racconta la storia di Maria Nieves e Juan Carlos Copes, che sono la
coppia di eccellenza che abbiamo nel tango, ma in realtà non parla del tango, parla della vita, di quello che succede alle
persone.
Sicuramente molti si identificheranno nei racconti,
perché è una storia vissuta, unica per alcuni aspetti, ma anche
ricca di sentimenti comuni, come lo sono le vite di ognuno di noi.
Il regista è stato molto intelligente a cogliere i momenti più
significativi e il risultato è un film intenso che ti colpisce
dall’inizio alla fine.

Nelle scene finali del film si rivedono le immagini
dell’omaggio dedicato a Maria Nieves in occasione del “Mundial
de Tango 2012”. In quell’occasione ballò con tutti i precedenti
campioni del mondo e chiuse lo spettacolo ballando con te. Fu
evidente la sua emozione, ancora più forte quando Juan Carlos Copes
salì sul palco per complimentarsi con lei. Raccontaci i retroscena
di questa fantastica esperienza. Come si preparò Maria Nieves prima
di entrare e cosa ti disse dopo?

P: Maria era molto nervosa. Abbiamo ballato altre volte insieme e
lei è sempre nervosa prima di ballare, è il suo modo di prepararsi.
Andò tutto benissimo e le fece molto piacere l’incontro con Copes, era contenta. Mi disse che non sperava assolutamente, ne poteva
immaginare, che Copes salisse sul palco quella notte.

Parliamo di ballo, ti chiediamo un consiglio per gli uomini.
Qual’è la cosa più importante che un uomo deve fare per ballare
bene con una donna?

“L’uomo deve prima di tutto trovare il proprio ballo
per poi poter far ballare e mettere in risalto la donna. Quando si
balla con un’altra persona bisogna riuscire a vivere il momento, godere delle
sensazioni
, senza preoccuparsi del livello o dei passi che si stanno
facendo. Essere, sentirsi ed esprimersi in ogni instante, senza
pensare ad altro che alla donna e alla musica.


Intervista di:
Benvegnù Elisa
Palombini Alessandra



“Il Tango è un ballo che nasce dall’abbraccio, dal cuore.. è un legame fisico ed emotivo..” Intervista a Lorena Ermocida

Interviste Posted on 19 Aug, 2016 12:54PM

Ballerina professionista, maestra e coreografa di Tango, è diplomata all’Istituto nazionale di danza classica e contemporanea.
La sua formazione è passata per i migliori maestri della storia del tango e ha lavorato come ballerina in numerose capitali mondiali e in importanti spettacoli, documentari, concerti e pellicole cinematografiche.
E’ stata assistente coreografa e ballerina nello spettacolo Gotan del famoso maestro Juan Carlos Copes e fece parte della compagnia “Tango x 2” con Osvaldo Zotto, insieme al quale formò per più di 10 anni una delle coppie più importanti della storia del tango.
La sua carriera professionale ha ottenuto molti riconoscimenti, affermandola come una delle ballerine più rappresentative dell’ultimo ventennio.
Dal 2012 svolge tournée internazionali con Pancho Martinez Pay e a Buenos Aires tiene seminari permanenti nelle maggiori accademie di Tango.



Lorena, i tuoi primi passi nel tango risalgono al 1987 e già da
subito ti dedicasti anima e corpo a questa disciplina.
Perché il tango ti appassionò così tanto già dall’inizio?

“Fin dall’infanzia ho sempre studiato danza classica. Quando scoprì il tango mi piacque l’idea di provare a fare un ballo di coppia. L’esperienza di ballare
con un’altra persona, è questo che mi piaceva e che ancora oggi mi
appassiona. E’
un ballo che nasce dall’abbraccio, dal cuore e da tutto ciò che si
sente all’interno della coppia e certamente, a volte, anche
dall’amore e dalla passione. È
un legame fisico ed emotivo tra due persone e questa è una
caratteristica unica del ballo di coppia e fortissima nel tango.”


C’è stata una persona o un evento che ha contributo a farti
appassionare al tango?

“Credo che sia stato durante le prime lezioni che ho preso con Mayoral y Elsa Maria. Sarà stata forse la quarta lezione e lui mi disse “tu
hai il cuore per ballare, voglio che tu faccia lo spettacolo che
stiamo preparando” ed io pensato che non sapevo ballare, che era
assurdo che lui mi dicesse questo, ma poi mi sono detta “bene,
se lui lo dice, lui saprà “ e accettai. Fu
mentre lo feci che capì che volevo farlo bene e non solo per
dedicarmi allo spettacolo, ma perché lo sentivo dentro, volevo far
crescere il tango dentro di me. Dopo
arrivarono tante altre opportunità che mi aiutarono a credere in me,
nelle mie capacità, ma il primo incontro più importante per la mia carriera fu quello con Juan Carlos Copes. Lo conobbi negli Stati Uniti, a San Francisco. Eravamo in una milonga, ma lui non parlava molto con la gente, perché non parlava bene l’inglese. Gli chiesi “perché non balli?”, ma non gli stavo chiedendo di ballare, non mi sarei mai permessa di farlo così. Lui mi disse “Vuoi ballare? Balliamo!”. Abbiamo ballato ed io mi sono lasciata andare ed provai davvero un piacere enorme nel ballare con lui. Dopo aver ballato lui mi disse che avevo la passione, che avevo il fuoco e dopo questo incontro, quando tornai in Argentina mi offrì di diventare sua assistente nelle classi e mi convocò come assistente di coreografia e ballerina nello spettacolo Gotan. Per me quell’esperienza fu un segnale importante di cosa dovevo fare nella mia vita. Poco dopo arrivò il giorno in cui fui presa
nella compagnia “TANGO x 2” di Miguel Angel Zotto. Fu un momento incredibile, perché quello era “Lo
Spettacolo”, quello che tutti aspettavano. Fu un momento della
mia carriera molto importante, che lasciò il segno.”


Hai avuto una carriera brillante e importante, con un percorso professionale di altissimo livello, tuttavia la
gente ti considera sempre una persona affabile, disponibile e
piacevole. Come vivi questo tuo percorso? Cosa ti hanno
portato e cosa ti è rimasto di tutte queste tue esperienze?

“Come persona, per me è rimasto tutto uguale. Se si è bravi a fare
qualcosa non significa che si è una persona migliore di altri.

L’essere importante è legato al contesto in cui ci si esprime, in
cui si manifesta la propria competenza, ma fuori dal ballo io resto
sempre la stessa persona. Sicuramente mi considero fortunata, perché
per me è un piacere fare quello che faccio, è quello che sento
dentro ed è la mia passione. Riuscire a trasmetterlo agli altri
attraverso la mia arte mi piace, ma non mi ha mai cambiata dentro o
mi ha fatto dimenticare per un’istante le mie origini popolari e la
mia famiglia.
E
poi non è stato sempre tutto facile. All’inizio non potevo
immaginare cosa sarebbe successo, anche perché c’era poca gente
giovane che ballava e non c’era neanche tanto mercato. Però la
passione mi ha sempre accompagnato e anche quando ho dovuto
ricominciare ho sempre avuto l’entusiasmo e la voglia di farcela e di
impegnarmi a superare le difficoltà. È ovvio che le esperienze
professionali
fanno parte della vita e hanno un peso, però ho sempre
pensato che sono anche un’opportunità, ci permettono di conoscerci
meglio, aiutandoci a cercare noi stessi.


Ti emozioni ancora, rimani ancora sorpresa di te stessa?

“Si, anche perché non sono una che guarda tanto indietro, non guardo
neanche molto le mie foto o i miei video. Mi ricordo che una volta
volevano fare un omaggio ad Osvaldo Zotto e mi chiesero un paio di
video. Io gliene diedi alcuni che però non avevo mai guardato.
Quando li vidi nel montaggio che avevano preparato fu un’emozione
grande vedere quanto avevo fatto e scoprire di non averci mai pensato
così profondamente.”

Cosa consigli alle donne che vogliono migliorarsi?

“Di approfondire la propria autonomia, la gestione del corpo, la
percezione del proprio movimento. In questo modo, mentre si balla, il
corpo sarà attivo, ma anche rilassato e ci si può lasciar andare
liberamente e con piacere alla guida dell’uomo.”


Cosa consigli alle donne che vorrebbero ballare di più in
milonga?

“Prima di tutto di valutare il loro atteggiamento. È importante
che la donna sia attenta e predisposta a voler ricevere una mirada.
Inoltre, di cercare di avere una tecnica solida, che le permetta non
solo di lasciarsi andare, ma anche di ascoltare facilmente e di
diventare parte attiva del ballo
, in modo che anche l’uomo abbia più
piacere a ballare con lei.”


Che rapporto hai con l’Italia?

“L’Italia è la mia seconda casa, per com’è la gente, per il modo
di essere e anche per un legame familiare: tutti gli argentini hanno almeno un italiano nella famiglia, per esempio il mio nonno era italiano,
veniva dalla Calabria. Argentini e italiani si assomigliano in molte
cose: siamo passionali, ci piace il buon cibo, lo stare insieme,
abbiamo la passione per il ballo!
Quando
sono in tournée e facciamo tappa in Italia sento subito di essere a
casa, mi fa stare bene.”


Intervista di:
Palombini Alessandra
Palantone Donatello



La tradizione dell’Asado

Folklore Posted on 27 Jan, 2016 06:01PM


L’Asado è un piatto tipico nazionale che ha origine nelle sterminate praterie argentine, dove i mandriani gauchos avevano l’usanza di cucinare la carne del
bestiame, presente tutt’ora in abbondanza nella Pampa. Le mucche qui mangiano tutto l’anno l’erba verde dei pascoli e vivono all’aperto garantendo una carne genuina, priva di ormoni, medicinali e antibiotici.

La caratteristica principale dell’asado sta nel metodo di cottura, tuttavia si tratta di molto più di questo, l’Asado nasconde un vero e proprio rito, che una volta durava anche 2 giorni consecutivi.
Il bestiame impalato sull’Asador (o Estaca) veniva cotto intero e arrostito su braci di legna di quebracho (un legno duro e pesante originario del Sud America che ha la capacità di bruciare in maniera stabile anche per 90 minuti consecutivi).

Oggi come un tempo l’Asador o Maestro Asador
segue la cottura in maniera meticolosa controllando il calore della brace e il livello
di cottura.

La pratica richiede costante attenzione, la carne viene girata una volta sola e non può essere bruciata, mentre il grasso, che colando crea una crosta saporita, deve essere controllato e il calore mantenuto costante. Man mano che la carne è cotta viene tagliata a pezzetti e accompagnata dal chimichurri (salsa a base di spezie) e da verdure grigliate.

Curiosità
Oggi, dei riti di una volta, rimane l’usanza dell’ Asada con Cuero, dove i tagli di una vitella vengono
sotterrati in una fossa dove precedentemente aveva bruciato un fuoco per alcune ore. I tagli vengono
coperti con una lastra di zinco, su cui vengono disposti dei tizzoni ardenti che
rimangono accesi per alcune ore fino a cottura ultimata.


Dietro l’Asado c’è tutto il mondo della
tradizione argentina.
I tempi di preparazione lunghi e le origini rurali e
semplici creano il clima ideale per i rapporti umani e per la celebrazione dell’amicizia.

Per chi desidera provare l’asado, la carne e le specialità argentine a Udine (Pradamano) c’è il ristorante “Patagonia” a gestione familiare argentina.

Buon appetito!

#folklore #pampa #asado #asador #argentina #gauchos



“Il tango è una passione, è la mia vita, è tutto” Miguel Angel Zotto

Personaggi Posted on 26 Jan, 2016 06:37PM

Eletto tra i tre più grandi ballerini di tango argentino di
tutti i tempi, è colui che ha insegnato e
diffuso il tango in tutti il mondo, ma Miguel Angel Zotto chi è?

Origini italiane (nello specifico lucane) impresse anche in quel cognome (trascritto con un errore
dall’anagrafe argentina in Zotto, mentre
originariamente era Zotta), maestro, coreografo, ma principalmente ballerino di
milonga.

L’avventura di Miguel Angel inizia giovanissimo a Buenos Aires, quando rimane folgorato dall’atmosfera durante l’inaugurazione di una milonga e decide
di intraprendere lo studio del tango argentino. Quella volta forse l’unico giovane di Buenos
Aires.

“…ho iniziato a ballare il rock’n roll all’età di 11 anni,
a casa però ascoltavo sempre il tango perché nella mia famiglia era
un’abitudine. A 17 anni un amico mi
portò all’inaugurazione di una milonga e rimasi folgorato! Decisi che anch’io
avrei voluto ballare in quella milonga”

Negli anni successivi incontra e studia con diversi maestri: Rodolfo Dinzel, Antonio Todaro, Pepito Avellaneda, Juan Carlos Copes e Maria Nives, Carlo Estevez (Petroleo) e
amplia il suo giro di conoscenze fino al 1981 dove decide di affittare e
gestire un locale dove organizza delle milongas che proseguono per un anno
circa (interrotte poi dalla situazione creatasi con la guerra della Malvinas e
Fakland).

“Il mio tango ha avuto una grande evoluzione da quando ho iniziato a ballare, fino ad oggi”

Nel 1984 intraprende la carriera professionista ottenendo
subito scritture di notevole importanza e 4 anni dopo avvia il progetto “TANGO X
2″
.

Lo spettacolo di Tango per gli argentini, il tango a teatro.

“Questa è una cosa interiore… quando sono arrivato sul
palcoscenico mi sono accorto che era la mia vita. Non posso lasciarlo.”

E sempre nelle sue parole l’essenza di TANGO X 2:

“Il mio sogno era quello di realizzare uno spettacolo per
argentini, l’argentino non poteva pagare un biglietto per vedere uno
spettacolo per turisti! Era il 1998”

Sostenitore del Tango sociale, sottolinea anche nelle scelte teatrali questa
esigenza di sviluppare e far conoscere le radici del tango.

Nel 2012, intervistato
sullo spettacolo PURO TANGO, racconta:

“Lo spettacolo nasce dall’idea di mettere in scena i vari personaggi della storia del tango, attraverso
travestimenti e proiezioni di video realizzati dal sottoscritto nel corso degli
anni. Tutto il primo tempo è dedicato ai grandi milongueri del passato, a
partire da El Cachafaz, ballerino emblematico che ha ballato fino al 1940…”

Sempre sulla linea che demarca ballo sociale e coregrafie
teatrali :

“Il teatro è il teatro e la milonga è la milonga. Non
bisogna confondere le cose. Il tango è un ballo sociale, nella milonga non si
deve far niente, nessun gancho, niente di niente! Si deve ballare per l’altra
persona
, aspettarla, si deve camminare, creare una coreografia semplice, non è
necessario di più, altrimenti la gente comune non potrebbe godere di questa
danza… In tutti i miei spettacoli c’è sempre una coreografia di tango Salòn, semplice, affinché la gente si possa identificare”

Personaggio chiaro, lineare e maestro delle radici del tango
argentino, ha racchiuso nella sua celebre frase “ il tango non è maschio, è
coppia
” uno dei concetti più profondi di questo ballo, che così spiegava nella rivista
“El tanguero” di qualche anno fa:

“Ma quanto è importante la donna! Purtroppo la gente non lo
capisce!
Se ci soffermiamo a guardare una coppia che balla, ci accorgiamo che c’è un movimento
che prevale tutto il tempo. Quel movimento lo fa la donna, quando gira il
bacino nell’ocho indietro crea un movimento meraviglioso, che è il cuore di
questa danza! Se ci fate caso il 100% delle coppie che ballando fanno l’ocho
indietro e quello è l’inizio di tutte le possibili combinazioni che esistono
nel tango in tutti gli stili: del tango della guardia veja, del tango
canyengue, del tango del centro, del nord, del sud come di tutti… il tango è
UNO. Ci sono diversi stili ma il tango è uno.
E l’ocho lo fa la donna, non lo fa l’uomo. Questa è
l’importanza che ha la donna nel tango, come nella vita. Che cosa deve imparare
l’uomo? A guidare l’ocho.”

E la camminata?

“Per camminare la cosa più importante è l’asse del corpo,
l’eleganza, accarezzare il pavimento è il significato vero di camminare, non è fare una figura dopo l’altra….no, camminare un po’, camminare, mostrare.”

Uomo ed Artista che ha dedicato tutta la sua vita al tango
argentino, lo salutiamo con queste sue
poche ma esplicative parole sulle
profondità interiore del tango:

“Perché è la storia
di una coppia, è la storia della vita…”
Miguel Angel Zotto.

Contributi tratti da:

TangoMagazine – numero 3 gennaio 2007 – “Miguel Angel Zotto” di
B. Spiladieri

El tanguero – numero 5 gennaio/marzo 2012 – “Miguel Angel Zotto y Daiana Guspero” di H.
Corpora e A. De Dominicis



Francisco Canaro e la sua orchestra tipica

Orchestre Posted on 26 Jan, 2016 06:32PM

Il poeta Horacio Ferrer scrisse : …l’orchestra di Francisco Canaro conserva una sonorità inconfondibile…

Una sonorità inconfondibile

Inconfondibile perché, l’orchestra di Francisco Canaro, durante il suo mezzo secolo di esibizioni e registrazioni, rimase fedele ad una linea tradizionalista introducendo parallelamente il ritmo “el cuatro”.

Un ritmo nuovo dove i quattro tempi di ogni battuta vengono accentuati ma mantengono un’armonizzazione molto semplice, una sonorità unica e allo stesso tempo tradizionale e nuova.

Ma Francisco Canaro chi era?

Francisco Canaro, figlio di emigrati italiani (il suo vero nome è Francisco Canarozzo) nasce in Uruguay nel 1888 per poi, all’età di dieci, trasferirsi con la famiglia a Buenos Aires. La sua è una famiglia povera e da ragazzo Francisco lavora in fabbrica, di questo periodo sono anche i suoi primi ricordi come musicista:

“Da ragazzino, la maggiore aspirazione era suonare il violino, ma non avendo denaro per comprarne uno, mi fabbricai uno Stradivarius con una semplice latta d’olio; gli misi un manico di legno che formava il diapason, 4 chiavette, una cordiera, un ponte e, facendo dei buchetti con un chiodo, feci le orecchie e montai le corde, alla fine mi procurai un arco …”

Il suo ingresso nel tango argentino avviene grazie al direttore di una Orchestra Tipica, Greco e in pochi anni compone il suo primo brano di tango Pinta brava (1912)

La carriera a quel punto si avvia ad un processo inarrestabile fatto di composizioni, registrazioni e battaglie per i diritti dei compositori di musica il cui apice fu la fondazione della SADAIC (Sociedad Argentina de Autores y Compositores de Musica).

E l’orchestra di Francisco Canaro quando fa il suo ingresso nella Vecchia Europa?

L’Europa conosce l’orchestra di Canaro nell’anno 1925, quando una delegazione artistica si esibisce a Parigi. La delegazione è composta da Francisco Canaro e Agesilao Ferrazzano ai violini, Carlos Marcucci e Juan Canaro ai bandonèon, Fioravanti Di Cicco al piano, Rafael Canaro al contrabbasso e Romualdo Lomoro alla batteria. La delegazione, fortemente ostacolata dai sindacati francesi dei musicisti, varia la sua presentazione da “orchestra” a “numero di attrazione” e su idea di Francisco Canaro si esibisce con i vestiti tipici: da Gaucho i musicisti e da Paisana la cantante Asprela .

Questa caratterizzazione, negli anni successivi, influenzò il fenomeno di diffusione del tango argentino in Europa, che rimase associato per un lungo periodo all’uso di indumenti tipici.

L’orchestra di Francisco Canaro si forma durante gli anni dell’evoluzione musicale del tango con la delineazione dell’orchestra tipica e la variazione del tango verso ritmi più lenti e ricchi strutturalmente. Sono gli anni della Guardia Vieja, quando fino a quel momento la strumentazione e i ritmi erano legati all’esibizione in strada, gli strumenti erano per lo più trasportabili (chitarra, flauto, tamburi) e legati ad una musica con grosse influenze nere (congolesi) dai ritmi ossessivi e scanditi in maniera ripetitiva.

“El Pirincho” come veniva chiamata Francisco Canaro, per la capigliatura somigliante alle piume di un uccello argentino, rimase legato alla tradizione musicale africana.

Ascoltando la sua versione di “Milonga sentimental” (di Sebastian Piana 1931) possiamo riconoscere una habanera. La produzione di milongas dell’orchestra tipica di Francisco Canaro è infatti molto ampia e ancora oggi la sua prima produzione è molto gradita ai ballerini di canyengue.

La discografia stessa dell’orchestra tipica di Francisco Canaro, le cui prime registrazioni risalgono al 1915, è in assoluto la discografia più vasta che spazia tra tango, milongas, vals e folklore argentino. Naturalizzato cittadino argentino nel 1940, la maggior parte della sua produzione fu però nello stile salòn di quel periodo.

I cantores più importanti che ne hanno decretato il successo sono: Ernesto Famà, Roberto Maida, Francisco Amor, Eduardo Adrian.

Nel 1954 Francisco scrive “Mis 50 anos con el tango” la sua personale biografia dove emerge non solo il musicista, ma anche l’uomo con i suoi difetti: grande amante delle donne e con uno spirito festaiolo, dalla critica spesso diretta e sicuro di sé.

Es la última farra de mi vida, de mi vida, muchachos, que se va… (La última copa, 1926)

Muore a Buenos Aires nel 1964.

Testi tratti:

“Francisco Canaro” – a cura di Roberto Romano e Maurizio Lunghi – Intervento presentato durante Las noches de los Maestros al Teatro dell’Affratellamento.

“L’orchestra di Francisco Canaro” di A.Valente in “El tanguero” – Gennaio/Marzo 2012

“Francisco Canaro. Mis memorias”. Di F. Canaro – Editorial Corregidor 1999



Felix Picherna

Musicalizadores Posted on 13 Nov, 2015 01:57PM


Felix Rubèn Picherna
fu un pezzo del tango, un uomo con una grande cultura musicale, un grande musicalizador.
La sua filosofia di vita, sempre in giro per il mondo senza una casa, solitario, lo ha reso un personaggio unico.
Viaggiava con una valigia piena di audiocassette e in consolle lo si poteva vedere sempre elegantissimo, in giacca e cravatta, con un bicchiere di vino “tinto” e il suo sigaro. Il suo metodo di avvolgere le cassette con la penna biro per trovare il brano e le sue frasi al microfono durante le serate hanno incantato centinaia di tangueri per anni. Felix era un tanguero di un’altra epoca, educato a dei codici che oggi non ci sono più.

Innamorato dell’Italia, durante le sue serate era solito annunciare sempre i grandi nomi delle principali orchestre, tutti di origine italiana: Pugliese, Canaro, De Caro.. Ci teneva a sottolineare che nel tango argentino c’è molto dell’Italia.

Era incredibile, quasi poetico, ascoltare le sue tandas, pescate fra quelle decine e decine di cassette, riavvolgendo il nastro nel punto esatto in cui il brano iniziava…

Purtroppo gli ultimi mesi trascorsi in Italia li ha vissuti spesso in ospedale, prima di ripartire per Buenos Aires con il desiderio di trascorrere il tempo che gli rimaneva con sua figlia, ormai stanco dei continui viaggi senza mai disfare la valigia. Da poco Felix non c’è più, ma sarà sempre ricordato per il suo spirito libero e leggero come una farfalla, come quando in consolle metteva il brano “La mariposa” e cantava “Vola mariposa!! Vola!!”..

Articolo di:
Benvegnù Elisa



Le origini del Tango

Historia Posted on 13 Nov, 2015 12:31PM

Ci sono molte versioni sul luogo dove è nato il tango. Fonti certe confermano che il Rio de la Plata, fra Argentina e Uruguay, è stata la culla del tango, anche se c’è chi afferma con documenti alla mano che fu a Montevideo che venne ballato per la prima volta un tango.
Quello che è certo è che crebbe a Buenos Aires, difficile stabilire a partire da quale quartiere. Da La Boca a San Telmo, fino a Pompeya, sono molti i “barrios porteños” che giurano di avergli dato i natali. Altro dato certo è che nacque nei “conventillos”, casermoni popolari dei quartieri bassi del centro della città, abitati da emigranti di varia origine (moltissimi italiani) che diedero un apporto significativo alla costruzione di questa nuova musica e di questo nuovo ballo.
La versione ancora oggi più diffusa sulle origini di questa danza narra che nei primi del ‘900 essa fosse sostanzialmente appannaggio della gente umile (e di qualche appartenente alle classi elevate che ogni tanto voleva provare il brivido del divertimento proletario), e così fu fino al 1912-13, quando le classi “bene” accettarono il nuovo ballo.
Questo avvenne solo dopo che il tango divenne una moda in Francia, grazie ai marinai che da Buenos Aires portarono nel paese d’Oltreoceano gli spartiti de “La Morocha” e di “El Choclo”. Solo dopo che la Francia impazzì per la nuova musica gli Argentini delle classi elevate (soliti ad imitare gli europei), si sarebbero accorti che la loro terra aveva prodotto qualcosa che gli europei imitavano… e anche loro si appassionarono al tango.

In effetti, dopo che fu approdato in Europa, il tango, complici le vicende storiche che travolsero il Vecchio Continente e che lo separarono dagli avvenimenti del Sudamerica, si imbastardì e si europeizzò, si scisse dalle esperienze di vita rioplatensi che lo avevano generato e si innestò sui balli europei. In Italia diventò il ballo “liscio”, ritmo facile e popolare, mentre nell’area di influenza anglosassone divenne il ballo “standard”.

A Buenos Aires, invece, a partire dai famosi anni 1912-13, il tango mise radici e crebbe, coinvolgendo strati della popolazione sempre più ampi e con essi poeti e musicisti di livello sempre più alto, rappresentando sempre di più lo spirito stesso della città.

Fonte: Pier Aldo Vignazia – Il Tango è sempre una storia d’amore