Scarpe da tango: come sceglierle senza sbagliare?

Ogni anno le nuove allieve mi pongono questa domanda, così ho pensato di scrivere un articolo dedicato a questo accessorio, tanto amato quanto indispensabile.

(in copertina un modello di www.tangolerashoes.it)

Quando ho iniziato a ballare Tango argentino, in Italia non esisteva un prodotto specifico per questa disciplina e le scarpe da ballo disponibili erano chiuse in punta e con il tacco molto largo. Per cui, per reperire le scarpe giuste, dovevo aspettare che i miei maestri tornassero da Buenos Aires con quelle prodotte in Argentina. Ora, per fortuna, non è necessario andare oltre oceano per fare shopping! Da poco più di una decina di anni sono nate diverse aziende “made in Italy” che producono scarpe di ottima qualità, ormai diventate leader nel settore, un riferimento per professionisti ed appassionati di tutto il mondo.

Tutte hanno l’allacciatura, necessaria per assicurare le scarpe alla caviglia durante il ballo, che sia essa singola, doppia, incrociata o con la classica forma a T. Ma non solo. Oggi, grazie all’evoluzione estetica e tecnica del tango, la scarpa è cambiata molto rispetto al passato: è rigorosamente aperta davanti, per permettere un appoggio ottimale con le dita libere e rilassate, e ha il tacco sottile, più elegante, ma soprattutto che garantisce maggiore libertà nei movimenti di adorno. Inoltre, molta attenzione è stata dedicata al confort, ad esempio, con l’inserimento di un cuscinetto nella parte anteriore della soletta che ammortizza l’appoggio del piede. Comode e bellissime!

I modelli vanno dai più tradizionali in pelle o scamosciato, tinta unita o bicolor, fino ad arrivare a quelle di tessuto con stampe floreali, animalier o glitter. Molte aziende, inoltre, danno la possibilità al cliente di personalizzare le proprie calzature, realizzando, tra l’altro, anche i modelli in versione vegana.

Meravigliose per l’estate, quelle proposte da Madame Pivot, in tessuti con stampe floreali:

www.madamepivot.eu

Ogni azienda produce diversi modelli. Si trovano con tallone chiuso o aperto, con pianta larga o più stretta, in base alla forma del piede. Sono elegantissime quelle proposte da Alagalomi, dalla linea affusolata e sensuale, con tacco metallizzato e sottile:

www.alagalomi.com

Ma come scegliere correttamente le scarpe da tango?

1. Per fare la scelta giusta è fondamentale acquistare calzature da aziende che producono scarpe specifiche per il tango argentino. Come ho già detto, le caratteristiche che le contraddistinguono sono necessarie per essere adatte alle nostre esigenze.

2. Non pensare solo all’estetica! Negli anni mi è capitato di commettere questo errore e di tornare a casa con scarpe che non ho più utilizzato. Appena indossata, la scarpa deve essere comoda: si deve subito sentire che il peso del corpo si scarica a terra senza creare tensione nell’arcata del piede. Deve dare un’immediata sensazione di stabilità, con il tacco che, anche se molto sottile, deve essere solido e bilanciare il peso nella parte centrale del piede. La fascetta anteriore non deve comprimere eccessivamente l’alluce e il mignolo.

3. Rispettare la forma del vostro piede. Se, ad esempio, avete problemi di alluce valgo, dovete orientarvi su calzature con modelli a pianta larga e scegliere scarpe in nappa o scamosciato, che essendo più morbide, tendono ad adattarsi più velocemente alla forma del piede. Alcuni modelli, inoltre, hanno dei piccoli inserti elastici proprio a livello dell’alluce, per adattarsi alla sua forma.

4. Non sottovalutare l’importanza del tacco. Quando la donna balla, per la maggior parte del tempo cammina indietro. Per cui, più il tacco è alto, prima si scarica il peso a terra. Per me l’altezza ideale è il tacco da 9 cm. Certo, non tutte sono a loro agio con le scarpe alte e, se non si è abituate nell’uso quotidiano, serve del tempo per fidarsi dell’appoggio e imparare a camminare con fluidità. Comunque, anche se siete principianti e solitamente non utilizzate scarpe con il tacco, il consiglio è di non acquistare un modello con meno di 7/8 cm di tacco.

5. Scarpa chiusa o aperta dietro? Per mia esperienza le prime scarpe da tango dovrebbero essere chiuse dietro. Le scarpe chiuse aiutano a controllare il piede nei movimenti di torsione e danno maggiore sensazione di stabilità.

6. Che colore scegliere? Io consiglio sempre i colori neutri, che vanno dal cipria al beige o al tortora. Li trovo molto raffinati e perfetti da abbinare con qualsiasi vestito (caratteristica fondamentale se siete al vostro primo paio di scarpe). Immancabili poi, nella scarpiera di una tanguera, la scarpa nera, argento e dorata. Eleganti e perfette per ogni occasione, soprattutto quando volete abbinarle a vestiti colorati e appariscenti, che andrebbero in contrasto con scarpe dalle fantasie troppo vistose. “Vestito semplice con scarpa audace, vestito audace con scarpa semplice. More is less!”

Molto intrigante questo modello di Entonces, total black ma per niente scontato, grazie ai profili in oro e al contrasto di due materiali differenti:

www.entoncestango.it

Durante gli eventi di tango sono spesso presenti esposizioni di scarpe e abbigliamento di ditte del settore, sia da donna che da uomo, che permettono agli appassionati di provare i prodotti dal vivo. La scarpa da tango è così comoda, che farete fatica a comprarne altre dopo averle provate. Io le ho indossate anche il giorno del mio matrimonio! 💜

Pronte a fare shopping? 🛍️ 👠

Articolo di Benvegnù Elisa

6 buoni motivi per iniziare a ballare Tango Argentino con il proprio partner

Come sfruttare gli strumenti che il tango ci offre per migliorare la vita di coppia.

Ballare fa bene sotto tanti aspetti: è un ottimo allenamento fisico, migliora la postura e la coordinazione, aiuta la memoria e fa bene all’umore. Tuttavia, il tango argentino non porta solo vantaggi fisici e mentali, ma è un ottimo strumento per vivere il rapporto di coppia in modo sano e appagante.

Per me e Donatello è stato così. Sono quindici anni che il tango fa parte della nostra vita insieme. Grazie a questa passione abbiamo avuto la possibilità di far crescere positivamente il nostro rapporto, sfruttando gli strumenti che il tango ci metteva a disposizione. Ecco perché ho voluto farvi una lista con 6 buoni motivi per iniziare questo percorso in coppia:

Elisa e Donatello – www.newlifetango.it

1. Aumenta la percezione di se stessi. Per avere un rapporto di coppia sano si deve partire dalla conoscenza di se stessi. Il tango argentino e’ un ballo basato sulla sensibilità, che ci porta ad ascoltare il nostro corpo e a valorizzare le nostre attitudini. Dedicare del tempo ad ascoltarsi aiuta a trovare il proprio equilibrio, ad avere più autostima e ad entrare meglio in contatto con l’altro.

2. Si impara ad ascoltare l’altro. Nel tango ci si trova a condividere il proprio percorso a braccetto con il nostro partner. Quando balliamo diventiamo un tutt’uno con l’altro o, per fare una metafora, è come se la coppia diventasse un “animaletto con quattro zampe”. Per raggiungere questa profonda connessione e’ necessario sentire l’altro, imparare a fidarsi e ad ascoltarlo rispettando i suoi tempi. Si inizia così a comunicare ad un livello più profondo dove, esprimendosi attraverso il corpo, le parole non servono.

3. Aiuta a trovare il compromesso. Conoscersi più a fondo fa emergere anche le nostre insicurezze, come la paura di sbagliare o di non essere adeguati. Il tango ci insegna che l’errore non è mai un problema, ma un’opportunità per imparare a confrontarci in maniera positiva, trovando insieme una soluzione per superare l’ostacolo. Questo atteggiamento porta la coppia a diventare più solida e ad affrontare meglio gli eventi della vita.

4. Accende la passione. Il tango argentino e’ il ballo sensuale e passionale per eccellenza. La maniera in cui ci si abbraccia e si entra in contatto, porta a condividere in maniera istintuale la propria intimità con il partner. Trascorrere dei momenti insieme migliora la complicità e offre la possibilità di scoprire aspetti positivi del proprio partner. Nel tango la donna impara ad esprimere la propria femminilità senza timori, mentre l’uomo acquisisce sicurezza e scopre il proprio lato creativo.

5. Si condivide un hobby. Non c’è niente che crei più feeling in una coppia dell’avere una passione in comune! Il ballo e’ divertimento, stimola le endorfine e ci permette di condividere dei momenti magici chiusi all’interno dell’abbraccio (e non nelle pareti del nostro salotto). Si esce così dalla routine quotidiana, per immergersi in un mondo fatto di energia e buona musica.

6. Nascono nuove amicizie. Il tango argentino e’ un ballo ‘sociale’, in cui l’ambiente informale invita la condivisione e l’amicizia. Le lezioni e le serate di ballo sono occasioni in cui si chiacchiera, si conoscono nuove persone con cui ballare e si stringono legami che durano nel tempo. In questa epoca di rapporti umani molto ‘social’ ma poco connessi fisicamente, è spesso necessario ricordare l’importanza di condividere la gioia di stare insieme agli altri e magari la stessa passione per il ballo.

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Presentazione Corsi 16 Settembre 2020

Articolo di Benvegnù Elisa

Perché il Tango Argentino fa davvero bene alla salute

Il ballo fa bene, lo sanno tutti. Ma perché il tango argentino e’ un vero toccasana per corpo, mente e spirito? La risposta è da ricercare nelle sue origini.

Il tango ha origini popolari, nasce nei primi del ‘900 dalla necessità di integrazione sociale, di contatto fisico, di relazione con gli altri. La sua essenza è dunque quella della danza sociale, in cui i movimenti nascono dalla naturalezza, ma soprattutto dove l’abbraccio e la percezione di se e dell’altro rappresentano i fattori primari da cui nasce ogni passo. Lo sviluppo tecnico che il tango ha ottenuto negli anni è sempre rimasto legato a questi principi fondamentali, ricercando l’apprendimento dei movimenti nel rispetto delle attitudini e delle caratteristiche di ciascuno, senza mai assumere “tecnicismi” che risultino una forzatura per il corpo.

Fatta questa premessa, si può certamente affermare che il tango stimola il corpo a 360°, attivandolo dalla testa ai piedi, ma sono molteplici anche i benefici sia a livello mentale che emotivo. Scopriamo insieme tutti i vantaggi di ballare tango argentino:

1. Migliora la postura. Nel tango tutti i movimenti nascono dall’abbraccio, di conseguenza dall’utilizzo del tronco. E’ quindi fondamentale l’attivazione profonda e controllata dei muscoli del dorso, della schiena e della fascia addominale. Il miglioramento del tono muscolare e della percezione del proprio corpo sono la base dello sviluppo di una corretta postura nella vita quotidiana. Inoltre, le gambe sono il motore di ogni passo di ballo; si ottiene quindi un buon rinforzo muscolare e si stimolano l’equilibrio e la stabilità.

2. Migliora l’elasticità. Le dinamiche che si utilizzano stimolano la dissociazione dei movimenti del busto rispetto a quelli delle gambe, una caratteristica fondamentale di questo ballo. Si ottiene un miglioramento della torsione e un’aumento dei gradi di rotazione delle vertebre, rendendo quindi il tronco più elastico e la schiena più forte.

3. Permette di dedicarci ad una parte del nostro corpo spesso dimenticata: i piedi. Nel tango si cammina accarezzando il pavimento e si utilizzano i piedi per “disegnare” la musica, come se fossero dei pennelli su una tela. Si impara ad utilizzare bene l’appoggio plantare per trovare stabilità, si rinforzano le caviglie e si acquisisce una camminata armoniosa, sicura ed elegante.

4. Elimina lo stress. Il tango è un ballo di improvvisazione, dove la connessione è talmente profonda da far in modo che, mentre balliamo, siamo totalmente concentrati sul presente. In ascolto di noi stessi e del nostro partner, seguendo il flusso della musica, mentre si balla si gode del momento ed e’ impossibile preoccuparsi di altro.

5. Migliora la memoria e l’acutezza mentale. Nel tango non ci sono schemi obbligati. Ogni passo è libero da sequenze preconfezionate, facendo in modo che l’improvvisazione sia l’essenza stessa di questo ballo. L’uomo e la donna creano un feeling profondo ascoltandosi a vicenda e sentendo la musica; in questo contesto la mente riceve continuamente stimolazioni sensoriali che ispirano i ballerini nella loro creatività, sulla base del proprio repertorio di movimenti e della propria sensibilità musicale.

6. Aumenta l’energia e la vitalità. Ballare fa produrre al corpo endorfine, di conseguenza migliora l’umore e l’energia vitale. Inoltre, uno studio italiano ha dimostrato che, persone con insufficienza cardiaca che praticano il ballo come attività fisica, migliorano la salute cardiaca maggiormente rispetto a chi va in bicicletta o utilizza il tapis roulant. Se praticato con costanza il tango aiuta quindi a mantenersi in forma divertendosi!

Articolo di: Benvegnù Elisa e Palantone Donatello

La tradizione del “Cebar Mate”

Cebar mate è l’espressione tipica che significa “preparare il mate e servirlo”.

Bere il mate in compagnia è un rito quotidiano in quasi tutte le famiglie di argentini e uruguaiani. Per loro è un “rituale” diffuso, come può essere per gli italiani offrire una tazza di caffè agli ospiti.

Ma come si prepara un mate perfetto?

Dopo essere stato riempito di erba, il recipiente viene tappato con la mano per poi essere agitato e capovolto. In questo modo, sul palmo della mano si deposita della polvere in eccesso che viene eliminata. Poi si versa sopra l’acqua calda, rigorosamente sempre nello stesso punto, in modo da inumidire solo una parte delle foglie di mate e lasciarne asciutta un’altra parte. Infine, nel punto in cui è stata versata l’acqua si inserisce la bombilla, che non va mai spostata.

Il cebador (colui che ha preparato il mate e lo offre) beve per primo il mate, aspirando l’infuso con la bombilla fino ad esaurirlo e a provocare il tipico rumore che fa una cannuccia quando finisce il liquido aspirato. A questo punto aggiunge altra acqua e passa il mate a chi è seduto alla sua sinistra: chi lo riceve lo beve fino in fondo e lo rende al cebador, che aggiunge altra acqua e lo passa al secondo invitato, poi al terzo…

Si continua facendo circolare il mate anche per ore. Le foglie inizialmente lasciate asciutte sono una specie di riserva: quando le prime foglie sono ormai esaurite, si bagnano le seconde per continuare la mateada e il cebador potrà anche spostare la bombilla nel nuovo punto di infusione. Alla fine l’erba mate sarà stata tutta sfruttata: si tratta ormai di mate lavado (“mate slavato”).

Contributo: Wikipedia

La storia del mate

Bevanda tradizionale dell’Argentina, Uruguay, Paraguay e di tutta la zona della cordigliera delle Ande, è una bevanda ottenuta dall’infusione in acqua calda della Yerba Mate.

Si tratta di un infuso già in utilizzo dagli Indios Guaranì ancora prima dell’arrivo degli europei, ma da loro veniva preparato con l’acqua fredda. I soldati spagnoli, che nel XVI erano stanziati in Sud America, appresero questa tradizione dagli indios, ma essendo alla ricerca di una bevanda che ricordasse loro il tè, utilizzarono l’infusione delle foglie in acqua calda, ottenendo così un infuso aromatico e dal gusto deciso.

Il Mate viene preparato sistemando le foglie essiccate all’interno di un apposito recipiente ricavato da piccole zucche, oppure in legno o in metallo. Viene aggiunta poi l’acqua calda ad una temperatura di semi-ebollizione. La bevanda, dopo circa un quarto d’ora, è così pronta. Viene bevuta attraverso una cannuccia di metallo dotata di un filtro a forma di spirale o rotondeggiante con dei piccoli fori chiamata “bombilla”, che ha la funzione di non far aspirare le foglie. Può essere consumata subito o lasciata nel contenitore e bevuta successivamente, aggiungendo acqua calda anche più volte.

Bere il mate è un rito quotidiano in quasi tutte le famiglie. Per gli argentini e uruguaiani è un “rituale” diffuso, come lo è per gli italiani bere una tazza di caffè o per gli inglesi offrire un tè agli ospiti. Può essere fatto anche in una semplice teiera utilizzando delle bustine come quelle del té (in questo caso si chiama “Mate cocido”) e puo’ essere servito amaro o dolce.

E’ usuale incontrare per strada persone che lo consumano camminando, portandosi dietro un piccolo thermos con acqua calda a disposizione per tutta la durata della “mateada”. Anche nei posti di lavoro e’ molto comune vedere professionisti lavorare davanti ai loro computer con una tazza di mate.

Curiosità: L’emigrazione portò il mate anche in alcuni paesi della Calabria e in particolare a Lungro, dove ancora ai nostri giorni è abitualmente consumato dalla popolazione seguendo le tradizioni importate dall’Argentina. I negozi di generi alimentari di Lungro vendono normalmente sia la yerba mate sia tutti gli accessori per gustare questo infuso.

Articolo di Benvegnù Elisa

“Il tango non è tango senza l’abbraccio, il toccarsi, il condividere”

Intervista a Lorena Ermocida e Pancho Martinez Pey

  • Lorena e Pancho, quando è nato il vostro sodalizio?

Lorena: “A Settembre 2012. Quella volta avremmo dovuto lavorare insieme per una sola occasione, si trattava di un festival in Australia. Ci conoscevamo già, ma non avevamo mai ballato insieme, tuttavia per una serie di circostanze decidemmo di intraprendere questo progetto. Quando abbiamo ballato per la prima volta, abbiamo sentito che funzionava, che ballare insieme era facile. Anche il metodo d’insegnamento fu subito compatibile, avevamo lo stesso linguaggio, interpretavamo i concetti alla stessa maniera.”

  • Quindi il feeling fu immediato, nonostante le vostre storie e i vostri percorsi professionali siano stati molto diversi. Allora c’è davvero qualcosa nel tango che, tra i tanti modi diversi di ballarlo, lo unisce ugualmente sotto un unico aspetto? Qual’è il vostro punto di vista?

Pancho: “Per ballare tango c’è una cosa che non può mancare, senza la quale non può funzionare: la connessione. Il tango non è tango senza l’abbraccio, il toccarsi, il condividere. Non è un ballo finalizzato solo a divertirsi, è un ballo in cui si condivide la propria intimità e questo è un fattore universale.”

Lorena: “E’ un ballo profondo, dove si deve instaurare un rapporto di fiducia reciproco con una persona che magari non hai mai visto o con cui non hai mai parlato.”

  • Conoscete l’ambiente della milonga da tantissimi anni sia in Argentina che nel resto del mondo. La milonga di Buenos Aires è differente dalle altre?

Pancho: “La milonga di Buenos Aires è differente da qualunque milonga del mondo. A Buenos Aires il tango parte dal piacere di abbracciarsi per poi definire la sua forma e la sua struttura. All’estero spesso ci si fa un’idea sbagliata del tango, perché si guarda solo la struttura e si vuole imparare quella trascurando il piacere di abbracciarsi, di far partire tutto dalla connessione.”

Lorena: “Il tango non è solo movimento, la cosa più importante è quello che provi dentro quando lo fai.”

  • Se basta condividere, se basta lasciarsi andare, allora in quale maniera si può aumentare il piacere di ballare il tango. Serve studiare se basta soltanto viverlo per ballarlo intensamente?

Pancho: “Il contributo più grande che si può dare è cercare di conoscere se stessi, sentirsi nel proprio movimento e con questo imparare a esprimersi, e quindi riuscire a interpretare la musica.”

Lorena: “Più hai il controllo dei tuoi movimenti e di quelli del partner, più hai libertà di esprimerti. Inoltre, se migliora la sensibilità, se si riesce a sentire l’altro, si gode davvero del ballo di coppia, dell’unione, dell’abbraccio e dei movimenti fatti insieme.”

  • Fino a che punto e in che maniera è necessario cercare di migliorarsi?

Lorena: “E’ soggettivo, dipende da ognuno. Se piace davvero ballare e lo si vuole fare bene, allora è giusto approfondirlo, ma questo non significa necessariamente apprendere più passi e movimenti. La verità è che quando si vuole approfondire, si torna ai concetti basici. Di qualsiasi movimento si tratti l’importante è avere chiare le basi e sentire profondamente cosa succede al proprio corpo e al corpo del partner mentre ci muoviamo.”

Pancho: “Le basi non si smettono mai di imparare. Con il tempo cambia solo la maniera di apprenderle e più si va avanti più si possono approfondire ad un livello concettuale più alto.”

  • Esiste una definizione comune che definisce il tango un ballo sociale. Cosa significa realmente?

Lorena: “Che è popolare, che è per la gente, per tutti e a qualsiasi età.”

Pancho: “Nella milonga tutti possono ballare con tutti, perché non ci sono differenze sociali, nè culturali o professionali. In milonga siamo tutti uguali, questo significa sociale.

  • Che importanza hanno i “codigos” in milonga? È sempre importante rispettarli?

Lorena: “I codigos della milonga sono importantissimi, tuttavia bisogna ammettere che la milonga è un pó cambiata, perché è cambiata la società. Una volta in milonga gli uomini e le donne sedevano separati e l’unica maniera per ballare era attraverso la mirada e il cabeceo. Ora è diverso, la gente chiacchiera, sta in milonga in gruppi e capita di essere più informali nel modo di invitare le persone con le quali si ha confidenza. Questo è normale, alcune abitudini sociali sono cambiate e di conseguenza anche il comportamento in milonga cambia. Bisogna però fare attenzione a non cadere nella maleducazione: a volte si vedono comportamenti poco gentili, come uomini che vanno ad invitare donne impegnate a parlare oppure donne che lasciano improvvisamente una conversazione per andare in pista.”

Pancho: “Applicare i codigos è fondamentale, perché permettono di creare la relazione con l’altra persona, favorendo la scelta reciproca ed evitando circostanze scomode o imbarazzanti.

  • Esistono gli stili di ballo? Che cosa significa precisamente ballare in un determinato stile?

Pancho: “Una volta gli stili di ballo identificavano il maestro, o più generalmente il quartiere nel quale si era appreso il tango. Alcuni maestri erano così carismatici da riuscire a trasferire la loro maniera di muoversi in modo molto evidente oppure accadeva che in determinate zone, dove per esempio c’era poco spazio per ballare, l’esigenza definiva il modo di muoversi e quindi di abbracciarsi negli spazi stretti.”

Lorena: “Ora però è tutto cambiato. La gente viaggia tanto, studia con tanti maestri e quindi apprende tanti concetti differenti, con la possibilità di imparare tanto. È molto importante che però ognuno trovi poi la propria maniera di fare ciò che ha appreso, per non rischiare di diventare cloni senz’anima. Ogni concetto appreso va sperimentato profondamente sul proprio corpo, al fine di renderlo personale, comodo ed efficace nel proprio ballo. Solo in questo modo si potrà imparare da tutti, ma allo stesso tempo avere il proprio stile di ballo, con il quale ci si esprime al meglio.”

Intervista di:
Palombini Alessandra
Benvegnù Elisa
Palantone Donatello

“Quando si balla con un’altra persona bisogna vivere il momento, godere delle sensazioni”

Intervista a Pancho Martinez Pey

Oscar Martinez Pey, in arte “Pancho”, è un ballerino professionista, maestro, coreografo e cantante di tango. Inizia lo studio della danza folkloristica nel 1986 e negli anni successivi si approccia allo studio della danza classica, della musica e del canto. Nel tango ha realizzato numerosi spettacoli in tutto il mondo e ha partecipato come maestro e ballerino ai più importanti Festival internazionali.

Dal 2012 svolge tournée internazionali con Lorena Ermocida e a Buenos Aires è docente di tango presso l’Università di Arte e Movimento Inoltre, tiene seminari  permanenti e gestisce uno spazio dove svolge lezioni e organizza pratiche e milongas.

  • Ballerino, musicista, attore, cantante. Nello spettacolo sei un’artista poliedrico, ma nella vita chi è davvero Pancho e perché questo nome?

Pancho: E’ una uomo nato in una famiglia comune. Papà era un infermiere, anche se la sua vocazione principale era fare il chitarrista, mentre la mamma era tecnico di laboratorio. Si sono conosciuti in ospedale.
Il nome Pancho è un soprannome della mia infanzia. Quando nacqui tutti i miei cugini erano iperattivi e facevano sempre confusione, mentre io ero sempre sorridente e tranquillo, così mi chiamavano pancho, che in Argentina significa rimanere tranquillo.

  • Hai iniziato con la danza folkloristica e successivamente hai viaggiato in giro per l’Europa già da giovanissimo. Com’è avvenuto il passaggio tra la danza folkloristica e il tango?

Pancho: Il passaggio è stato difficile e ho dovuto impegnarmi tanto, perché nel folklore si utilizza la forza del piede sul pavimento, un po’ come nel flamenco. In verità però, il mio maestro di folklore mi diceva sempre che quando facevo “il gaucho” sembravo più un signore inglese… Apprendere il tango è costato fatica, ma mi è sempre risultato semplice capire come fare.

  • Reciti, suoni, canti e balli. Che cosa accompagna e lega queste cose?

Pancho: Quand’ero bimbo volevo vedere sempre i film di Fred Astaire e Ginger Roger, i musical degli anni 40/50, adoravo ascoltare mio padre musicista. Mi piaceva tutto ciò che era legato alla musica. Penso che sia una cosa che ho dentro, è nel DNA.

  • Quand’è che hai deciso di diventare un’artista di tango? C’è stato un momento preciso nel quale lo hai capito?

Pancho: Prima di andare in tournée in Europa come musicista, avevo dei dubbi sulla vita da artista e anche i miei genitori mi dicevano sempre di riflettere bene su cosa stavo facendo. Pensai a mio papà, che non diventò un chitarrista perché non volle rinunciare alla sicurezza dello stipendio e scelse di fare l’infermiere. Parlai con amici di mio padre, che erano musicisti ed artisti, e mi dissero di farlo, di avere fiducia. Fu quindi la fiducia in me stesso a permettermi di andare avanti, di voler arrivare a fare ciò che mi piaceva, ciò che sentivo dentro. Fu al ritorno dal primo viaggio in Europa che scelsi di dedicarmi al tango. Tornai a Buenos Aires deciso e quando vidi che i miei compagni che facevano tango erano migliorati tanto mi dissi “io voglio questo!”. Questo mi ha portato avanti, sono tornato in Argentina e non pensavo ad altro: ballare il tango.

  • C’è qualcosa di personale che riguarda il tuo percorso e la tua passione, che vorresti raccontarci perché in qualche maniera ha caratterizzato anche le tue scelte?

Pancho: Vi racconto un’aneddoto meraviglioso: Quando ero bimbo avevo una maestra con la quale svolgevo sempre attività artistiche, che mi stimolava a creare, a esprimere il mio senso creativo. Da adolescente cambiai le scuole, feci la scuola amministrativa, e dopo ancora arrivò il momento di scegliere l’università. Fu in quei giorni che  incontrai di nuovo la mia maestra d’infanzia, che mi chiese cosa avevo scelto di fare nella vita, ed io ho gli dissi l’economico o forse l’informatico. La maestra mi rispose “Ah, guarda te, ero certa che saresti diventato un artista”. Questa frase fu come un colpo in testa, mi lasciò confuso e suscitò in me dei ripensamenti. Passarono gli anni e un giorno ero in un locale di spettacoli di tango (dove i turisti vanno a cenare mentre guardano uno spettacolo). In quel periodo nello spettacolo ballava Gavito con la Duran. Gavito quella sera non c’era e nessuno faceva il primo ballerino, perciò chiesero a me. Alla fine dello spettacolo un uomo mi disse ”Pancho ti hanno lasciato un biglietto.” Lo aprì e lessi: “Io che sono venuta a vedere Gavito, ti vedo ballare sul palcoscenico come i migliori. Ti aspetto su. La tua maestra”. Io non ci potevo credere. Sono andato immediatamente su e mi sono seduto di fronte a lei senza riuscire a parlare. La guardavo immobile. Lei era emozionata, felice, e rideva per la mia espressione. In quel silenzio ci siamo detti tutto…

  • C’è un film, “Un ultimo tango” dove sei attore. E’ un film che è stato distribuito in tutto il mondo. Al di là della critica, pensi che questo film avrà un peso culturale come lo hanno avuto altri film cult sul tango?

Pancho: E’ un film intenso, che parla della vita. Si racconta la storia di Maria Nieves e Juan Carlos Copes, che sono la coppia di eccellenza che abbiamo nel tango, ma in realtà non parla del tango, parla della vita, di quello che succede alle persone. Sicuramente molti si identificheranno nei racconti, perché è una storia vissuta, unica per alcuni aspetti, ma anche ricca di sentimenti comuni, come lo sono le vite di ognuno di noi. Il regista è stato molto intelligente a cogliere i momenti più significativi e il risultato è un film intenso che ti colpisce dall’inizio alla fine.

  • Nelle scene finali del film si rivedono le immagini dell’omaggio dedicato a Maria Nieves in occasione del “Mundial de Tango 2012”. In quell’occasione ballò con tutti i precedenti campioni del mondo e chiuse lo spettacolo ballando con te. Fu evidente la sua emozione, ancora più forte quando Juan Carlos Copes salì sul palco per complimentarsi con lei. Raccontaci i retroscena di questa fantastica esperienza. Come si preparò Maria Nieves prima di entrare e cosa ti disse dopo?

Pancho: Maria era molto nervosa. Abbiamo ballato altre volte insieme e lei è sempre nervosa prima di ballare, è il suo modo di prepararsi. Andò tutto benissimo e le fece molto piacere l’incontro con Copes, era contenta. Mi disse che non sperava  assolutamente, ne poteva immaginare, che Copes salisse sul palco quella notte.

  • Parliamo di ballo, ti chiediamo un consiglio per gli uomini. Qual’è la cosa più importante che un uomo deve fare per ballare bene con una donna?

Pancho: L’uomo deve prima di tutto trovare il proprio ballo per poi poter far ballare e mettere in risalto la donna. Quando si balla con un’altra persona bisogna riuscire a vivere il momento, godere delle sensazioni, senza preoccuparsi del livello o dei passi che si stanno facendo. Essere, sentirsi ed esprimersi in ogni instante, senza pensare ad altro che alla donna e alla musica.

Intervista di:
Benvegnù Elisa
Palombini Alessandra

“Il Tango è un ballo che nasce dal cuore, è un legame fisico ed emotivo”

Intervista a Lorena Ermocida

Ballerina professionista, maestra e coreografa di Tango, Lorena si è diplomata all’Istituto nazionale di danza classica e contemporanea. La sua formazione è passata per i migliori maestri della storia del tango e ha lavorato come ballerina in numerose capitali mondiali e in importanti spettacoli, documentari, concerti e pellicole cinematografiche. E’ stata assistente coreografa e ballerina nello spettacolo Gotan del famoso maestro Juan Carlos Copes e fece parte della compagnia “Tango x 2” con Osvaldo Zotto, insieme al quale formò per più di 10 anni una delle coppie più importanti della storia del tango. La sua carriera professionale ha ottenuto molti riconoscimenti, affermandola come una delle ballerine più rappresentative dell’ultimo ventennio. Dal 2012 svolge tournée internazionali con Pancho Martinez Pay e a Buenos Aires tiene seminari permanenti nelle maggiori accademie di Tango.

  • Lorena, i tuoi primi passi nel tango risalgono al 1987 e già da subito ti dedicasti anima e corpo a questa disciplina. Perché il tango ti appassionò così tanto già dall’inizio?

Fin dall’infanzia ho sempre studiato danza classica. Quando scoprì il tango mi piacque l’idea di provare a fare un ballo di coppia. L’esperienza di ballare con un’altra persona, è questo che mi piaceva e che ancora oggi mi appassiona. E’ un ballo che nasce dall’abbraccio, dal cuore e da tutto ciò che si sente all’interno della coppia e certamente, a volte, anche dall’amore e dalla passione. È un legame fisico ed emotivo tra due persone e questa è una caratteristica unica del ballo di coppia e fortissima nel tango.”

  • C’è stata una persona o un evento che ha contributo a farti appassionare al tango?

Credo che sia stato durante le prime lezioni che ho preso con Mayoral y Elsa Maria. Sarà stata forse la quarta lezione e lui mi disse “tu hai il cuore per ballare, voglio che tu faccia lo spettacolo che stiamo preparando” ed io pensato che non sapevo ballare, che era assurdo che lui mi dicesse questo, ma poi mi sono detta “bene, se lui lo dice, lui saprà “ e accettai. Fu mentre lo feci che capì che volevo farlo bene e non solo per dedicarmi allo spettacolo, ma perché lo sentivo dentro, volevo far crescere il tango dentro di me. Dopo arrivarono tante altre opportunità che mi aiutarono a credere in me, nelle mie capacità, ma il primo incontro più importante per la mia carriera fu quello con Juan Carlos Copes. Lo conobbi negli Stati Uniti, a San Francisco. Eravamo in una milonga, ma lui non parlava molto con la gente, perché non parlava bene l’inglese. Gli chiesi “perché non balli?”, ma non gli stavo chiedendo di ballare, non mi sarei mai permessa di farlo così. Lui mi disse “Vuoi ballare? Balliamo!”. Abbiamo ballato ed io mi sono lasciata andare ed provai davvero un piacere enorme nel ballare con lui. Dopo aver ballato lui mi disse che avevo la passione, che avevo il fuoco e dopo questo incontro, quando tornai in Argentina mi offrì di diventare sua assistente nelle classi e mi convocò come assistente di coreografia e ballerina nello spettacolo Gotan. Per me quell’esperienza fu un segnale importante di cosa vovevo fare nella mia vita. Poco dopo arrivò il giorno in cui fui presa nella compagnia “TANGO x 2” di Miguel Angel Zotto. Fu un momento incredibile, perché quello era “Lo Spettacolo”, quello che tutti aspettavano. Fu un momento della mia carriera molto importante, che lasciò il segno.”

  • Hai avuto una carriera brillante e importante, con un percorso professionale di altissimo livello, tuttavia la gente ti considera sempre una persona affabile, disponibile e piacevole. Come vivi questo tuo percorso? Cosa ti hanno portato e cosa ti è rimasto di tutte queste tue esperienze?

Come persona, per me è rimasto tutto uguale. Se si è bravi a fare qualcosa non significa che si è una persona migliore di altri. L’essere importante è legato al contesto in cui ci si esprime, in cui si manifesta la propria competenza, ma fuori dal ballo io resto sempre la stessa persona. Sicuramente mi considero fortunata, perché per me è un piacere fare quello che faccio, è quello che sento dentro ed è la mia passione. Riuscire a trasmetterlo agli altri attraverso la mia arte mi piace, ma non mi ha mai cambiata dentro o mi ha fatto dimenticare per un’istante le mie origini popolari e la mia famiglia. E poi non è stato sempre tutto facile. All’inizio non potevo immaginare cosa sarebbe successo, anche perché c’era poca gente giovane che ballava e non c’era neanche tanto mercato. Però la passione mi ha sempre accompagnato e anche quando ho dovuto ricominciare ho sempre avuto l’entusiasmo e la voglia di farcela e di impegnarmi a superare le difficoltà. È ovvio che le esperienze professionali fanno parte della vita e hanno un peso, però ho sempre pensato che sono anche un’opportunità, ci permettono di conoscerci meglio, aiutandoci a cercare noi stessi.

  • Ti emozioni ancora, rimani ancora sorpresa di te stessa?

Si, anche perché non sono una che guarda tanto indietro, non guardo neanche molto le mie foto o i miei video. Mi ricordo che una volta volevano fare un omaggio ad Osvaldo Zotto e mi chiesero un paio di video. Io gliene diedi alcuni che però non avevo mai guardato. Quando li vidi nel montaggio che avevano preparato fu un’emozione grande vedere quanto avevo fatto e scoprire di non averci mai pensato così profondamente.”

  • Cosa consigli alle donne che vogliono migliorarsi?

Di approfondire la propria autonomia, la gestione del corpo, la percezione del proprio movimento. In questo modo, mentre si balla, il corpo sarà attivo, ma anche rilassato e ci si può lasciar andare liberamente e con piacere alla guida dell’uomo.”

  • Cosa consigli alle donne che vorrebbero ballare di più in milonga?

Prima di tutto di valutare il loro atteggiamento. È importante che la donna sia attenta e predisposta a voler ricevere una mirada. Inoltre, di cercare di avere una tecnica solida, che le permetta non solo di lasciarsi andare, ma anche di ascoltare facilmente e di diventare parte attiva del ballo, in modo che anche l’uomo abbia più piacere a ballare con lei.”

  • Che rapporto hai con l’Italia?

L’Italia è la mia seconda casa, per com’è la gente, per il modo di essere e anche per un legame familiare: tutti gli argentini hanno almeno un italiano nella famiglia, per esempio il mio nonno era italiano, veniva dalla Calabria. Argentini e italiani si assomigliano in molte cose: siamo passionali, ci piace il buon cibo, lo stare insieme, abbiamo la passione per il ballo! Quando sono in tournée e facciamo tappa in Italia sento subito di essere a casa, mi fa stare bene.”

Intervista di:
Palombini Alessandra
Palantone Donatello