Ballerina professionista, maestra e coreografa di Tango, è diplomata all’Istituto nazionale di danza classica e contemporanea.
La sua formazione è passata per i migliori maestri della storia del tango e ha lavorato come ballerina in numerose capitali mondiali e in importanti spettacoli, documentari, concerti e pellicole cinematografiche.
E’ stata assistente coreografa e ballerina nello spettacolo Gotan del famoso maestro Juan Carlos Copes e fece parte della compagnia “Tango x 2” con Osvaldo Zotto, insieme al quale formò per più di 10 anni una delle coppie più importanti della storia del tango.
La sua carriera professionale ha ottenuto molti riconoscimenti, affermandola come una delle ballerine più rappresentative dell’ultimo ventennio.
Dal 2012 svolge tournée internazionali con Pancho Martinez Pay e a Buenos Aires tiene seminari permanenti nelle maggiori accademie di Tango.



Lorena, i tuoi primi passi nel tango risalgono al 1987 e già da
subito ti dedicasti anima e corpo a questa disciplina.
Perché il tango ti appassionò così tanto già dall’inizio?

“Fin dall’infanzia ho sempre studiato danza classica. Quando scoprì il tango mi piacque l’idea di provare a fare un ballo di coppia. L’esperienza di ballare
con un’altra persona, è questo che mi piaceva e che ancora oggi mi
appassiona. E’
un ballo che nasce dall’abbraccio, dal cuore e da tutto ciò che si
sente all’interno della coppia e certamente, a volte, anche
dall’amore e dalla passione. È
un legame fisico ed emotivo tra due persone e questa è una
caratteristica unica del ballo di coppia e fortissima nel tango.”


C’è stata una persona o un evento che ha contributo a farti
appassionare al tango?

“Credo che sia stato durante le prime lezioni che ho preso con Mayoral y Elsa Maria. Sarà stata forse la quarta lezione e lui mi disse “tu
hai il cuore per ballare, voglio che tu faccia lo spettacolo che
stiamo preparando” ed io pensato che non sapevo ballare, che era
assurdo che lui mi dicesse questo, ma poi mi sono detta “bene,
se lui lo dice, lui saprà “ e accettai. Fu
mentre lo feci che capì che volevo farlo bene e non solo per
dedicarmi allo spettacolo, ma perché lo sentivo dentro, volevo far
crescere il tango dentro di me. Dopo
arrivarono tante altre opportunità che mi aiutarono a credere in me,
nelle mie capacità, ma il primo incontro più importante per la mia carriera fu quello con Juan Carlos Copes. Lo conobbi negli Stati Uniti, a San Francisco. Eravamo in una milonga, ma lui non parlava molto con la gente, perché non parlava bene l’inglese. Gli chiesi “perché non balli?”, ma non gli stavo chiedendo di ballare, non mi sarei mai permessa di farlo così. Lui mi disse “Vuoi ballare? Balliamo!”. Abbiamo ballato ed io mi sono lasciata andare ed provai davvero un piacere enorme nel ballare con lui. Dopo aver ballato lui mi disse che avevo la passione, che avevo il fuoco e dopo questo incontro, quando tornai in Argentina mi offrì di diventare sua assistente nelle classi e mi convocò come assistente di coreografia e ballerina nello spettacolo Gotan. Per me quell’esperienza fu un segnale importante di cosa dovevo fare nella mia vita. Poco dopo arrivò il giorno in cui fui presa
nella compagnia “TANGO x 2” di Miguel Angel Zotto. Fu un momento incredibile, perché quello era “Lo
Spettacolo”, quello che tutti aspettavano. Fu un momento della
mia carriera molto importante, che lasciò il segno.”


Hai avuto una carriera brillante e importante, con un percorso professionale di altissimo livello, tuttavia la
gente ti considera sempre una persona affabile, disponibile e
piacevole. Come vivi questo tuo percorso? Cosa ti hanno
portato e cosa ti è rimasto di tutte queste tue esperienze?

“Come persona, per me è rimasto tutto uguale. Se si è bravi a fare
qualcosa non significa che si è una persona migliore di altri.

L’essere importante è legato al contesto in cui ci si esprime, in
cui si manifesta la propria competenza, ma fuori dal ballo io resto
sempre la stessa persona. Sicuramente mi considero fortunata, perché
per me è un piacere fare quello che faccio, è quello che sento
dentro ed è la mia passione. Riuscire a trasmetterlo agli altri
attraverso la mia arte mi piace, ma non mi ha mai cambiata dentro o
mi ha fatto dimenticare per un’istante le mie origini popolari e la
mia famiglia.
E
poi non è stato sempre tutto facile. All’inizio non potevo
immaginare cosa sarebbe successo, anche perché c’era poca gente
giovane che ballava e non c’era neanche tanto mercato. Però la
passione mi ha sempre accompagnato e anche quando ho dovuto
ricominciare ho sempre avuto l’entusiasmo e la voglia di farcela e di
impegnarmi a superare le difficoltà. È ovvio che le esperienze
professionali
fanno parte della vita e hanno un peso, però ho sempre
pensato che sono anche un’opportunità, ci permettono di conoscerci
meglio, aiutandoci a cercare noi stessi.


Ti emozioni ancora, rimani ancora sorpresa di te stessa?

“Si, anche perché non sono una che guarda tanto indietro, non guardo
neanche molto le mie foto o i miei video. Mi ricordo che una volta
volevano fare un omaggio ad Osvaldo Zotto e mi chiesero un paio di
video. Io gliene diedi alcuni che però non avevo mai guardato.
Quando li vidi nel montaggio che avevano preparato fu un’emozione
grande vedere quanto avevo fatto e scoprire di non averci mai pensato
così profondamente.”

Cosa consigli alle donne che vogliono migliorarsi?

“Di approfondire la propria autonomia, la gestione del corpo, la
percezione del proprio movimento. In questo modo, mentre si balla, il
corpo sarà attivo, ma anche rilassato e ci si può lasciar andare
liberamente e con piacere alla guida dell’uomo.”


Cosa consigli alle donne che vorrebbero ballare di più in
milonga?

“Prima di tutto di valutare il loro atteggiamento. È importante
che la donna sia attenta e predisposta a voler ricevere una mirada.
Inoltre, di cercare di avere una tecnica solida, che le permetta non
solo di lasciarsi andare, ma anche di ascoltare facilmente e di
diventare parte attiva del ballo
, in modo che anche l’uomo abbia più
piacere a ballare con lei.”


Che rapporto hai con l’Italia?

“L’Italia è la mia seconda casa, per com’è la gente, per il modo
di essere e anche per un legame familiare: tutti gli argentini hanno almeno un italiano nella famiglia, per esempio il mio nonno era italiano,
veniva dalla Calabria. Argentini e italiani si assomigliano in molte
cose: siamo passionali, ci piace il buon cibo, lo stare insieme,
abbiamo la passione per il ballo!
Quando
sono in tournée e facciamo tappa in Italia sento subito di essere a
casa, mi fa stare bene.”


Intervista di:
Palombini Alessandra
Palantone Donatello