Lorena e Pancho, quando è nato il vostro sodalizio?

Lorena: “A Settembre 2012. Quella volta avremmo dovuto lavorare
insieme per una sola occasione, si trattava di un festival in
Australia. Ci conoscevamo già, ma non avevamo mai ballato insieme,
tuttavia per una serie di circostanze decidemmo di intraprendere
questo progetto. Quando abbiamo ballato per la prima volta, abbiamo
sentito
che funzionava, che ballare insieme era facile. Anche il
metodo d’insegnamento fu subito compatibile, avevamo lo stesso
linguaggio, interpretavamo i concetti alla stessa maniera.”

Quindi il feeling fu immediato, nonostante le vostre storie e i
vostri percorsi professionali siano stati molto diversi. Allora
c’è davvero qualcosa nel tango che, tra i tanti modi diversi di
ballarlo, lo unisce ugualmente sotto un unico aspetto? Qual’è il
vostro punto di vista?

Pancho: “Per ballare tango c’è una cosa che non può mancare,
senza la quale non può funzionare: la connessione. Il tango non è
tango senza l’abbraccio, il toccarsi, il condividere
. Non è un
ballo finalizzato solo a divertirsi, è un ballo in cui si condivide
la propria intimità
e questo è un fattore universale.”

Lorena: “E’ un ballo profondo, dove si deve instaurare un
rapporto di fiducia reciproco
con una persona che magari non hai mai
visto o con cui non hai mai parlato.”

Conoscete l’ambiente della milonga da tantissimi anni sia in
Argentina che nel resto del mondo. La milonga di Buenos Aires è
differente dalle altre?

Pancho: “La milonga di Buenos Aires è differente da qualunque
milonga del mondo. A Buenos Aires il tango parte dal piacere di
abbracciarsi
per poi definire la sua forma e la sua struttura.
All’estero spesso ci si fa un’idea sbagliata del tango, perchè si
guarda solo la struttura e si vuole imparare quella trascurando il
piacere di abbracciarsi, di far partire tutto dalla connessione.”

Lorena: “Il tango non è solo movimento, la cosa più importante è
quello che provi dentro quando lo fai.”

Se basta condividere, se basta lasciarsi andare, allora in quale
maniera si può aumentare il piacere di ballare il tango. Serve
studiare se basta soltanto viverlo per ballarlo intensamente?

Pancho: “Il contributo più grande che si può dare è cercare di
conoscere se stessi, sentirsi nel proprio movimento e con questo
imparare a esprimersi, e quindi riuscire a interpretare la musica.”

Lorena: “Più hai il controllo dei tuoi movimenti e di quelli del
partner, più hai libertà di esprimerti. Inoltre, se migliora la
sensibilità, se si riesce a sentire l’altro, si gode davvero del
ballo di coppia, dell’unione, dell’abbraccio e dei movimenti fatti
insieme
.”

Fino a che punto e in che maniera è necessario cercare di migliorarsi?

Lorena: “E’ soggettivo, dipende da ognuno. Se piace davvero ballare
e lo si vuole fare bene, allora è giusto approfondirlo, ma questo
non significa necessariamente apprendere più passi e movimenti. La
verità è che quando si vuole approfondire, si torna ai concetti
basici
. Di qualsiasi movimento si tratti l’importante è avere chiare
le basi e sentire profondamente cosa succede al proprio corpo e al
corpo del partner mentre ci muoviamo.”

Pancho: “Le basi non si smettono mai di imparare. Con il tempo
cambia solo la maniera di apprenderle e più si va avanti più si
possono approfondire ad un livello concettuale più alto.”

Esiste una definizione comune che definisce il tango un ballo
sociale. Cosa significa realmente?

Lorena: “Che è popolare, che è per la gente, per tutti e a
qualsiasi età.”

Pancho: “Nella milonga tutti possono ballare con tutti, perché non
ci sono differenze sociali, nè culturali o professionali. In milonga
siamo tutti uguali, questo significa sociale.


Che importanza hanno i “codigos” in milonga? È sempre
importante rispettarli?

Lorena: “I codigos della milonga sono importantissimi, tuttavia
bisogna ammettere che la milonga è un pó cambiata, perché è
cambiata la società. Una volta in milonga gli uomini e le donne
sedevano separati e l’unica maniera per ballare era attraverso la
mirada e il cabeceo. Ora è diverso, la gente chiacchiera, sta in
milonga in gruppi e capita di essere più informali nel modo di
invitare le persone con le quali si ha confidenza. Questo è normale,
alcune abitudini sociali sono cambiate e di conseguenza anche il
comportamento in milonga cambia. Bisogna però fare attenzione a non
cadere nella maleducazione: a volte si vedono comportamenti poco
gentili, come uomini che vanno ad invitare donne impegnate a parlare
oppure donne che lasciano improvvisamente una conversazione per
andare in pista.”

Pancho: “Applicare i codigos è fondamentale, perché permettono di
creare la relazione con l’altra persona, favorendo la scelta
reciproca ed evitando circostanze scomode o imbarazzanti.

Esistono gli stili di ballo? Che cosa significa precisamente
ballare in un determinato stile?

Pancho: “Una volta gli stili di ballo identificavano il maestro, o
più generalmente il quartiere nel quale si era appreso il tango.
Alcuni maestri erano così carismatici da riuscire a trasferire la
loro maniera di muoversi in modo molto evidente oppure accadeva che
in determinate zone, dove per esempio c’era poco spazio per ballare,
l’esigenza definiva il modo di muoversi e quindi di abbracciarsi
negli spazi stretti.”

Lorena: “Ora però è tutto cambiato. La gente viaggia tanto,
studia con tanti maestri e quindi apprende tanti concetti differenti,
con la possibilità di imparare tanto. È molto importante che però
ognuno trovi poi la propria maniera di fare ciò che ha appreso, per
non rischiare di diventare cloni senz’anima. Ogni concetto appreso va
sperimentato profondamente sul proprio corpo, al fine di renderlo
personale, comodo ed efficace nel proprio ballo
. Solo in questo modo
si potrà imparare da tutti, ma allo stesso tempo avere il proprio
stile di ballo, con il quale ci si esprime al meglio.”

Intervista di:
Palombini Alessandra
Benvegnù Elisa
Palantone Donatello