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Blog di NewlifeTango

Il Tango Argentino

Questo spazio è dedicato alla divulgazione di informazioni, articoli ed interviste sulla storia del tango, dalle sue radici fino ad oggi.

“Il tango non è tango senza l’abbraccio, il toccarsi, il condividere. E’ un ballo in cui si condivide la propria intimità..” Intervista a Lorena Ermocida e Pancho Martinez Pey

Interviste Posted on 21 Sep, 2016 07:23PM


Lorena e Pancho, quando è nato il vostro sodalizio?

Lorena: “A Settembre 2012. Quella volta avremmo dovuto lavorare
insieme per una sola occasione, si trattava di un festival in
Australia. Ci conoscevamo già, ma non avevamo mai ballato insieme,
tuttavia per una serie di circostanze decidemmo di intraprendere
questo progetto. Quando abbiamo ballato per la prima volta, abbiamo
sentito
che funzionava, che ballare insieme era facile. Anche il
metodo d’insegnamento fu subito compatibile, avevamo lo stesso
linguaggio, interpretavamo i concetti alla stessa maniera.”

Quindi il feeling fu immediato, nonostante le vostre storie e i
vostri percorsi professionali siano stati molto diversi. Allora
c’è davvero qualcosa nel tango che, tra i tanti modi diversi di
ballarlo, lo unisce ugualmente sotto un unico aspetto? Qual’è il
vostro punto di vista?

Pancho: “Per ballare tango c’è una cosa che non può mancare,
senza la quale non può funzionare: la connessione. Il tango non è
tango senza l’abbraccio, il toccarsi, il condividere
. Non è un
ballo finalizzato solo a divertirsi, è un ballo in cui si condivide
la propria intimità
e questo è un fattore universale.”

Lorena: “E’ un ballo profondo, dove si deve instaurare un
rapporto di fiducia reciproco
con una persona che magari non hai mai
visto o con cui non hai mai parlato.”

Conoscete l’ambiente della milonga da tantissimi anni sia in
Argentina che nel resto del mondo. La milonga di Buenos Aires è
differente dalle altre?

Pancho: “La milonga di Buenos Aires è differente da qualunque
milonga del mondo. A Buenos Aires il tango parte dal piacere di
abbracciarsi
per poi definire la sua forma e la sua struttura.
All’estero spesso ci si fa un’idea sbagliata del tango, perchè si
guarda solo la struttura e si vuole imparare quella trascurando il
piacere di abbracciarsi, di far partire tutto dalla connessione.”

Lorena: “Il tango non è solo movimento, la cosa più importante è
quello che provi dentro quando lo fai.”

Se basta condividere, se basta lasciarsi andare, allora in quale
maniera si può aumentare il piacere di ballare il tango. Serve
studiare se basta soltanto viverlo per ballarlo intensamente?

Pancho: “Il contributo più grande che si può dare è cercare di
conoscere se stessi, sentirsi nel proprio movimento e con questo
imparare a esprimersi, e quindi riuscire a interpretare la musica.”

Lorena: “Più hai il controllo dei tuoi movimenti e di quelli del
partner, più hai libertà di esprimerti. Inoltre, se migliora la
sensibilità, se si riesce a sentire l’altro, si gode davvero del
ballo di coppia, dell’unione, dell’abbraccio e dei movimenti fatti
insieme
.”

Fino a che punto e in che maniera è necessario cercare di migliorarsi?

Lorena: “E’ soggettivo, dipende da ognuno. Se piace davvero ballare
e lo si vuole fare bene, allora è giusto approfondirlo, ma questo
non significa necessariamente apprendere più passi e movimenti. La
verità è che quando si vuole approfondire, si torna ai concetti
basici
. Di qualsiasi movimento si tratti l’importante è avere chiare
le basi e sentire profondamente cosa succede al proprio corpo e al
corpo del partner mentre ci muoviamo.”

Pancho: “Le basi non si smettono mai di imparare. Con il tempo
cambia solo la maniera di apprenderle e più si va avanti più si
possono approfondire ad un livello concettuale più alto.”

Esiste una definizione comune che definisce il tango un ballo
sociale. Cosa significa realmente?

Lorena: “Che è popolare, che è per la gente, per tutti e a
qualsiasi età.”

Pancho: “Nella milonga tutti possono ballare con tutti, perché non
ci sono differenze sociali, nè culturali o professionali. In milonga
siamo tutti uguali, questo significa sociale.


Che importanza hanno i “codigos” in milonga? È sempre
importante rispettarli?

Lorena: “I codigos della milonga sono importantissimi, tuttavia
bisogna ammettere che la milonga è un pó cambiata, perché è
cambiata la società. Una volta in milonga gli uomini e le donne
sedevano separati e l’unica maniera per ballare era attraverso la
mirada e il cabeceo. Ora è diverso, la gente chiacchiera, sta in
milonga in gruppi e capita di essere più informali nel modo di
invitare le persone con le quali si ha confidenza. Questo è normale,
alcune abitudini sociali sono cambiate e di conseguenza anche il
comportamento in milonga cambia. Bisogna però fare attenzione a non
cadere nella maleducazione: a volte si vedono comportamenti poco
gentili, come uomini che vanno ad invitare donne impegnate a parlare
oppure donne che lasciano improvvisamente una conversazione per
andare in pista.”

Pancho: “Applicare i codigos è fondamentale, perché permettono di
creare la relazione con l’altra persona, favorendo la scelta
reciproca ed evitando circostanze scomode o imbarazzanti.

Esistono gli stili di ballo? Che cosa significa precisamente
ballare in un determinato stile?

Pancho: “Una volta gli stili di ballo identificavano il maestro, o
più generalmente il quartiere nel quale si era appreso il tango.
Alcuni maestri erano così carismatici da riuscire a trasferire la
loro maniera di muoversi in modo molto evidente oppure accadeva che
in determinate zone, dove per esempio c’era poco spazio per ballare,
l’esigenza definiva il modo di muoversi e quindi di abbracciarsi
negli spazi stretti.”

Lorena: “Ora però è tutto cambiato. La gente viaggia tanto,
studia con tanti maestri e quindi apprende tanti concetti differenti,
con la possibilità di imparare tanto. È molto importante che però
ognuno trovi poi la propria maniera di fare ciò che ha appreso, per
non rischiare di diventare cloni senz’anima. Ogni concetto appreso va
sperimentato profondamente sul proprio corpo, al fine di renderlo
personale, comodo ed efficace nel proprio ballo
. Solo in questo modo
si potrà imparare da tutti, ma allo stesso tempo avere il proprio
stile di ballo, con il quale ci si esprime al meglio.”

Intervista di:
Palombini Alessandra
Benvegnù Elisa
Palantone Donatello



“Quando si balla con un’altra persona bisogna vivere il momento, godere delle sensazioni. Essere, sentirsi ed esprimersi in ogni instante..” Intervista a Pancho Martinez Pey

Interviste Posted on 05 Sep, 2016 10:38PM

Oscar
Martinez Pey
, in arte “Pancho”, è un ballerino
professionista, maestro, coreografo e cantante di tango. Inizia lo
studio della danza folkloristica nel 1986 e negli anni successivi si
approccia allo studio della danza classica, della musica e del canto.
Nel tango ha realizzato numerosi spettacoli in tutto il mondo e ha partecipato come maestro e ballerino ai più importanti Festival internazionali.

Dal 2012 svolge tournée internazionali con
Lorena Ermocida e a Buenos Aires è docente di tango presso
l’Università di Arte e Movimento e inoltre tiene seminari permanenti e gestisce uno spazio dove svolge lezioni e organizza pratiche e milongas.


Ballerino, musicista, attore, cantante. Nello spettacolo sei
un’artista poliedrico, ma nella vita chi è davvero Pancho e perché
questo nome?

“Pancho è una uomo nato in una famiglia comune. Papà era un
infermiere, anche se la sua vocazione principale era fare il
chitarrista, mentre la mamma era tecnico di laboratorio. Si sono
conosciuti in ospedale.
Il nome Pancho è un soprannome della mia infanzia. Quando nacqui
tutti i miei cugini erano iperattivi e facevano sempre confusione,
mentre io ero sempre sorridente e tranquillo, così mi chiamavano pancho, che in Argentina significa rimanere tranquillo.”

Hai iniziato con la danza folkloristica e successivamente hai
viaggiato in giro per l’Europa già da giovanissimo. Com’è
avvenuto il passaggio tra la danza folkloristica e il tango?

“Il passaggio è stato difficile e ho dovuto impegnarmi tanto,
perché nel folklore si utilizza la forza del piede sul pavimento, un po’ come nel flamenco. In verità però, il mio maestro di folklore mi
diceva sempre che quando facevo “il gaucho” sembravo più
un signore inglese… Apprendere il tango è costato fatica, ma mi è
sempre risultato semplice capire come fare
.”

Reciti, suoni, canti e balli. Che cosa accompagna e lega queste
cose?

“Quand’ero bimbo volevo vedere sempre i film di Fred Astaire e
Ginger Roger, i musical degli anni 40/50, adoravo ascoltare mio padre
musicista. Mi piaceva tutto ciò che era legato alla musica. Penso che sia una cosa che ho dentro, è nel DNA.”

Quand’è che hai deciso di diventare un’artista di tango? C’è
stato un momento preciso nel quale lo hai capito?

“Prima di andare in tournée in Europa come musicista, avevo dei
dubbi sulla vita da artista e anche i miei genitori mi dicevano
sempre di riflettere bene su cosa stavo facendo. Pensai a mio
papà, che non diventò un chitarrista perché non volle rinunciare
alla sicurezza dello stipendio e scelse di fare l’infermiere.
Parlai con amici di mio padre, che erano musicisti ed artisti, e mi
dissero di farlo, di avere fiducia. Fu quindi la fiducia in me stesso
a permettermi di andare avanti, di voler arrivare a fare ciò che mi
piaceva, ciò che sentivo dentro.

Fu al ritorno dal primo viaggio in Europa che scelsi di dedicarmi
al tango. Tornai a Buenos Aires deciso e quando vidi che i miei
compagni che facevano tango erano migliorati tanto mi dissi “io
voglio questo!”. Questo mi ha portato avanti, sono tornato in
Argentina e non pensavo ad altro: ballare il tango.”

C’è qualcosa di personale che riguarda il tuo percorso e la
tua passione, che vorresti raccontarci perché in qualche maniera ha
caratterizzato anche le tue scelte?

“Vi racconto un’aneddoto meraviglioso:
Quando ero bimbo avevo una maestra con la quale svolgevo sempre
attività artistiche, che mi stimolava a creare, a esprimere il mio
senso creativo. Da adolescente cambiai le scuole, feci la scuola
amministrativa, e dopo ancora arrivò il momento di scegliere l’università. Fu in quei giorni che incontrai di nuovo la mia maestra
d’infanzia, che mi chiese cosa avevo scelto di fare nella vita, ed io
ho gli dissi l’economico o forse l’informatico. La maestra mi rispose “Ah, guarda te, ero certa che saresti
diventato un artista”
. Questa frase fu come un colpo in testa, mi lasciò confuso e
suscitò in me dei ripensamenti.
Passarono gli anni e un giorno ero in un locale di spettacoli di
tango (dove i turisti vanno a cenare mentre guardano uno spettacolo).
In quel periodo nello spettacolo ballava Gavito con la Duran. Gavito
quella sera non c’era e nessuno faceva il primo ballerino, perciò
chiesero a me. Alla fine dello spettacolo un uomo mi disse ”Pancho
ti hanno lasciato un biglietto.” Lo aprì e lessi: “Io che sono
venuta a vedere Gavito, ti vedo ballare sul palcoscenico come i migliori. Ti aspetto su. La tua maestra”
. Io non ci potevo
credere. Sono andato immediatamente su e mi sono seduto di fronte a
lei senza riuscire a parlare. La guardavo immobile. Lei era
emozionata, felice, e rideva per la mia espressione. In quel silenzio
ci siamo detti tutto…”

C’è un film, “Un ultimo tango” dove sei attore. E’
un film che è stato distribuito in tutto il mondo. Al di là della
critica, pensi che questo film avrà un peso culturale come lo hanno avuto altri film cult sul tango?

E’ un film intenso, che parla della vita. Si
racconta la storia di Maria Nieves e Juan Carlos Copes, che sono la
coppia di eccellenza che abbiamo nel tango, ma in realtà non parla del tango, parla della vita, di quello che succede alle
persone.
Sicuramente molti si identificheranno nei racconti,
perché è una storia vissuta, unica per alcuni aspetti, ma anche
ricca di sentimenti comuni, come lo sono le vite di ognuno di noi.
Il regista è stato molto intelligente a cogliere i momenti più
significativi e il risultato è un film intenso che ti colpisce
dall’inizio alla fine.

Nelle scene finali del film si rivedono le immagini
dell’omaggio dedicato a Maria Nieves in occasione del “Mundial
de Tango 2012”. In quell’occasione ballò con tutti i precedenti
campioni del mondo e chiuse lo spettacolo ballando con te. Fu
evidente la sua emozione, ancora più forte quando Juan Carlos Copes
salì sul palco per complimentarsi con lei. Raccontaci i retroscena
di questa fantastica esperienza. Come si preparò Maria Nieves prima
di entrare e cosa ti disse dopo?

P: Maria era molto nervosa. Abbiamo ballato altre volte insieme e
lei è sempre nervosa prima di ballare, è il suo modo di prepararsi.
Andò tutto benissimo e le fece molto piacere l’incontro con Copes, era contenta. Mi disse che non sperava assolutamente, ne poteva
immaginare, che Copes salisse sul palco quella notte.

Parliamo di ballo, ti chiediamo un consiglio per gli uomini.
Qual’è la cosa più importante che un uomo deve fare per ballare
bene con una donna?

“L’uomo deve prima di tutto trovare il proprio ballo
per poi poter far ballare e mettere in risalto la donna. Quando si
balla con un’altra persona bisogna riuscire a vivere il momento, godere delle
sensazioni
, senza preoccuparsi del livello o dei passi che si stanno
facendo. Essere, sentirsi ed esprimersi in ogni instante, senza
pensare ad altro che alla donna e alla musica.


Intervista di:
Benvegnù Elisa
Palombini Alessandra



“Il Tango è un ballo che nasce dall’abbraccio, dal cuore.. è un legame fisico ed emotivo..” Intervista a Lorena Ermocida

Interviste Posted on 19 Aug, 2016 12:54PM

Ballerina professionista, maestra e coreografa di Tango, è diplomata all’Istituto nazionale di danza classica e contemporanea.
La sua formazione è passata per i migliori maestri della storia del tango e ha lavorato come ballerina in numerose capitali mondiali e in importanti spettacoli, documentari, concerti e pellicole cinematografiche.
E’ stata assistente coreografa e ballerina nello spettacolo Gotan del famoso maestro Juan Carlos Copes e fece parte della compagnia “Tango x 2” con Osvaldo Zotto, insieme al quale formò per più di 10 anni una delle coppie più importanti della storia del tango.
La sua carriera professionale ha ottenuto molti riconoscimenti, affermandola come una delle ballerine più rappresentative dell’ultimo ventennio.
Dal 2012 svolge tournée internazionali con Pancho Martinez Pay e a Buenos Aires tiene seminari permanenti nelle maggiori accademie di Tango.



Lorena, i tuoi primi passi nel tango risalgono al 1987 e già da
subito ti dedicasti anima e corpo a questa disciplina.
Perché il tango ti appassionò così tanto già dall’inizio?

“Fin dall’infanzia ho sempre studiato danza classica. Quando scoprì il tango mi piacque l’idea di provare a fare un ballo di coppia. L’esperienza di ballare
con un’altra persona, è questo che mi piaceva e che ancora oggi mi
appassiona. E’
un ballo che nasce dall’abbraccio, dal cuore e da tutto ciò che si
sente all’interno della coppia e certamente, a volte, anche
dall’amore e dalla passione. È
un legame fisico ed emotivo tra due persone e questa è una
caratteristica unica del ballo di coppia e fortissima nel tango.”


C’è stata una persona o un evento che ha contributo a farti
appassionare al tango?

“Credo che sia stato durante le prime lezioni che ho preso con Mayoral y Elsa Maria. Sarà stata forse la quarta lezione e lui mi disse “tu
hai il cuore per ballare, voglio che tu faccia lo spettacolo che
stiamo preparando” ed io pensato che non sapevo ballare, che era
assurdo che lui mi dicesse questo, ma poi mi sono detta “bene,
se lui lo dice, lui saprà “ e accettai. Fu
mentre lo feci che capì che volevo farlo bene e non solo per
dedicarmi allo spettacolo, ma perché lo sentivo dentro, volevo far
crescere il tango dentro di me. Dopo
arrivarono tante altre opportunità che mi aiutarono a credere in me,
nelle mie capacità, ma il primo incontro più importante per la mia carriera fu quello con Juan Carlos Copes. Lo conobbi negli Stati Uniti, a San Francisco. Eravamo in una milonga, ma lui non parlava molto con la gente, perché non parlava bene l’inglese. Gli chiesi “perché non balli?”, ma non gli stavo chiedendo di ballare, non mi sarei mai permessa di farlo così. Lui mi disse “Vuoi ballare? Balliamo!”. Abbiamo ballato ed io mi sono lasciata andare ed provai davvero un piacere enorme nel ballare con lui. Dopo aver ballato lui mi disse che avevo la passione, che avevo il fuoco e dopo questo incontro, quando tornai in Argentina mi offrì di diventare sua assistente nelle classi e mi convocò come assistente di coreografia e ballerina nello spettacolo Gotan. Per me quell’esperienza fu un segnale importante di cosa dovevo fare nella mia vita. Poco dopo arrivò il giorno in cui fui presa
nella compagnia “TANGO x 2” di Miguel Angel Zotto. Fu un momento incredibile, perché quello era “Lo
Spettacolo”, quello che tutti aspettavano. Fu un momento della
mia carriera molto importante, che lasciò il segno.”


Hai avuto una carriera brillante e importante, con un percorso professionale di altissimo livello, tuttavia la
gente ti considera sempre una persona affabile, disponibile e
piacevole. Come vivi questo tuo percorso? Cosa ti hanno
portato e cosa ti è rimasto di tutte queste tue esperienze?

“Come persona, per me è rimasto tutto uguale. Se si è bravi a fare
qualcosa non significa che si è una persona migliore di altri.

L’essere importante è legato al contesto in cui ci si esprime, in
cui si manifesta la propria competenza, ma fuori dal ballo io resto
sempre la stessa persona. Sicuramente mi considero fortunata, perché
per me è un piacere fare quello che faccio, è quello che sento
dentro ed è la mia passione. Riuscire a trasmetterlo agli altri
attraverso la mia arte mi piace, ma non mi ha mai cambiata dentro o
mi ha fatto dimenticare per un’istante le mie origini popolari e la
mia famiglia.
E
poi non è stato sempre tutto facile. All’inizio non potevo
immaginare cosa sarebbe successo, anche perché c’era poca gente
giovane che ballava e non c’era neanche tanto mercato. Però la
passione mi ha sempre accompagnato e anche quando ho dovuto
ricominciare ho sempre avuto l’entusiasmo e la voglia di farcela e di
impegnarmi a superare le difficoltà. È ovvio che le esperienze
professionali
fanno parte della vita e hanno un peso, però ho sempre
pensato che sono anche un’opportunità, ci permettono di conoscerci
meglio, aiutandoci a cercare noi stessi.


Ti emozioni ancora, rimani ancora sorpresa di te stessa?

“Si, anche perché non sono una che guarda tanto indietro, non guardo
neanche molto le mie foto o i miei video. Mi ricordo che una volta
volevano fare un omaggio ad Osvaldo Zotto e mi chiesero un paio di
video. Io gliene diedi alcuni che però non avevo mai guardato.
Quando li vidi nel montaggio che avevano preparato fu un’emozione
grande vedere quanto avevo fatto e scoprire di non averci mai pensato
così profondamente.”

Cosa consigli alle donne che vogliono migliorarsi?

“Di approfondire la propria autonomia, la gestione del corpo, la
percezione del proprio movimento. In questo modo, mentre si balla, il
corpo sarà attivo, ma anche rilassato e ci si può lasciar andare
liberamente e con piacere alla guida dell’uomo.”


Cosa consigli alle donne che vorrebbero ballare di più in
milonga?

“Prima di tutto di valutare il loro atteggiamento. È importante
che la donna sia attenta e predisposta a voler ricevere una mirada.
Inoltre, di cercare di avere una tecnica solida, che le permetta non
solo di lasciarsi andare, ma anche di ascoltare facilmente e di
diventare parte attiva del ballo
, in modo che anche l’uomo abbia più
piacere a ballare con lei.”


Che rapporto hai con l’Italia?

“L’Italia è la mia seconda casa, per com’è la gente, per il modo
di essere e anche per un legame familiare: tutti gli argentini hanno almeno un italiano nella famiglia, per esempio il mio nonno era italiano,
veniva dalla Calabria. Argentini e italiani si assomigliano in molte
cose: siamo passionali, ci piace il buon cibo, lo stare insieme,
abbiamo la passione per il ballo!
Quando
sono in tournée e facciamo tappa in Italia sento subito di essere a
casa, mi fa stare bene.”


Intervista di:
Palombini Alessandra
Palantone Donatello



Felix Picherna

Musicalizadores Posted on 13 Nov, 2015 01:57PM


Felix Rubèn Picherna
fu un pezzo del tango, un uomo con una grande cultura musicale, un grande musicalizador.
La sua filosofia di vita, sempre in giro per il mondo senza una casa, solitario, lo ha reso un personaggio unico.
Viaggiava con una valigia piena di audiocassette e in consolle lo si poteva vedere sempre elegantissimo, in giacca e cravatta, con un bicchiere di vino “tinto” e il suo sigaro. Il suo metodo di avvolgere le cassette con la penna biro per trovare il brano e le sue frasi al microfono durante le serate hanno incantato centinaia di tangueri per anni. Felix era un tanguero di un’altra epoca, educato a dei codici che oggi non ci sono più.

Innamorato dell’Italia, durante le sue serate era solito annunciare sempre i grandi nomi delle principali orchestre, tutti di origine italiana: Pugliese, Canaro, De Caro.. Ci teneva a sottolineare che nel tango argentino c’è molto dell’Italia.

Era incredibile, quasi poetico, ascoltare le sue tandas, pescate fra quelle decine e decine di cassette, riavvolgendo il nastro nel punto esatto in cui il brano iniziava…

Purtroppo gli ultimi mesi trascorsi in Italia li ha vissuti spesso in ospedale, prima di ripartire per Buenos Aires con il desiderio di trascorrere il tempo che gli rimaneva con sua figlia, ormai stanco dei continui viaggi senza mai disfare la valigia. Da poco Felix non c’è più, ma sarà sempre ricordato per il suo spirito libero e leggero come una farfalla, come quando in consolle metteva il brano “La mariposa” e cantava “Vola mariposa!! Vola!!”..

Articolo di:
Benvegnù Elisa