Francisco Canaro e la sua orchestra tipica

Il poeta Horacio Ferrer scrisse : …l’orchestra di Francisco Canaro conserva una sonorità inconfondibile

Una sonorità inconfondibile perché, l’orchestra di Francisco Canaro, durante il suo mezzo secolo di esibizioni e registrazioni, pur restando fedele ad una linea tradizionalista, ebbe il merito di introdurre per la prima volta nel tango il ritmo “el cuatro”.

Un ritmo nuovo dove i quattro tempi di ogni battuta vengono accentuati, ma mantengono un’armonizzazione molto semplice, una sonorità unica e allo stesso tempo tradizionale e nuova.

Ma Francisco Canaro chi era?

Francisco Canaro, figlio di emigrati italiani (il suo vero nome è Francisco Canarozzo) nasce in Uruguay nel 1888 per poi, all’età di dieci anni, trasferirsi con la famiglia a Buenos Aires. La sua è una famiglia povera e da ragazzo Francisco lavora in fabbrica.

Di questo periodo sono anche i suoi primi ricordi come musicista:

“Da ragazzino, la maggiore aspirazione era suonare il violino, ma non avendo denaro per comprarne uno, mi fabbricai uno Stradivarius con una semplice latta d’olio; gli misi un manico di legno che formava il diapason, 4 chiavette, una cordiera, un ponte e, facendo dei buchetti con un chiodo, feci le orecchie e montai le corde, alla fine mi procurai un arco …”

Il suo ingresso nel tango argentino avviene grazie al direttore di una Orchestra Tipica, il maestro Vicente Greco così, in pochi anni, compone il suo primo brano di tango: Pinta brava (1912).

La carriera a quel punto si avvia ad un processo inarrestabile fatto non solo di composizioni e registrazioni, ma anche di tante battaglie per i diritti dei compositori di musica. Tra i suoi meriti fu importante il ruolo di fondatore della SADAIC, un’organizzazione no-profit che, ancora oggi, riunisce tutti gli autori e compositori argentini in difesa dei diritti d’autore sulle opere musicali.

E l’orchestra di Francisco Canaro quando fa il suo ingresso nella Vecchia Europa?

L’Europa conosce l’orchestra di Canaro nel 1925, quando una delegazione artistica si esibì a Parigi. Durante la loro permanenza, Canaro e gli altri membri furono fortemente ostacolati dai sindacati francesi dei musicisti, così decisero di variare la presentazione del gruppo da “orchestra” a “numero di attrazione” e su idea di Francisco Canaro si esibirono con i vestiti tipici: da Gaucho i musicisti e da Paisana la cantante Asprela. Questa caratterizzazione, negli anni successivi, influenzò il fenomeno di diffusione del tango argentino in Europa, che rimase associato per un lungo periodo all’uso di indumenti tipici.

L’orchestra di Francisco Canaro si forma durante gli anni del primo sviluppo musicale del tango, caratterizzata dalla classica formazione musicale dell’Orchestra Tipica e dall’evoluzione verso ritmi più lenti e strutturalmente più ricchi. Sono gli anni d’esordio della Guardia Vieja, che si differenziava da una musica che, fino a quel momento, era legata all’esibizione in strada, suonata con strumenti facilmente trasportabili (chitarra, flauto, tamburi) e legati ad una cultura con grosse influenze nere (congolesi), dai ritmi ossessivi e scanditi in maniera ripetitiva.

“El Pirincho” come veniva soprannominato Canaro per la capigliatura somigliante alle piume di un uccello argentino, rimase comunque fortemente legato alla tradizione musicale africana. Ascoltando la sua versione di “Milonga sentimental” di Sebastian Piana possiamo infatti riconoscere una habanera (musica di origine cubana). La produzione di milongas della sua Orchestra Tipica è tra le più ampie in assoluto e ancora oggi la sua prima produzione, così legata a quei ritmi, è molto gradita ai ballerini di canyengue.

La discografia stessa dell’orchestra tipica di Canaro, le cui prime registrazioni risalgono al 1915, è un’ampia discografia che spazia tra tango, milongas, vals e folklore argentino. I cantores più importanti che ne hanno decretato il successo sono: Ernesto Famà, Roberto Maida, Francisco Amor, Eduardo Adrian.

Nel 1954 Francisco scrive “Mis 50 años con el tango” la sua personale biografia dove emerge non solo il musicista, ma anche l’uomo con i suoi difetti: grande amante delle donne, con uno spirito festaiolo, dalla critica diretta e sempre sicuro di sé.

Da brano “La última copa“: Es la última farra de mi vida, de mi vida, muchachos, que se va… (E’ l’ultima baldoria della mia vita, della mia vita, ragazzi, che se ne va).

Muore a Buenos Aires nel 1964.

Testi tratti da:

“Francisco Canaro” – a cura di Roberto Romano e Maurizio Lunghi – Intervento presentato durante “Las noches de los Maestros” al Teatro dell’Affratellamento.

“L’orchestra di Francisco Canaro” di A. Valente in “El tanguero” – Gennaio/Marzo 2012

“Francisco Canaro. Mis memorias”. Di F. Canaro – Editorial Corregidor 1999