“Il tango è una passione, è la mia vita, è tutto”

I racconti di uno dei maestri che hanno fatto la storia del Tango: Miguel Angel Zotto.

Eletto tra i tre più grandi ballerini di tango argentino di tutti i tempi, è colui che ha insegnato e diffuso il tango in tutti il mondo, ma Miguel Angel Zotto chi è?

Origini italiane (nello specifico lucane) impresse anche in quel cognome (trascritto con un errore dall’anagrafe argentina, ma che originariamente era Zotta), Miguel Angel Zotto è maestro, coreografo e ballerino.

La sua avventura inizia giovanissimo a Buenos Aires, quando rimane folgorato dall’atmosfera durante l’inaugurazione di una milonga e decide di dedicarsi allo studio del tango argentino. Era il 1975, in quell’epoca uno dei pochi giovani di Buenos Aires a intraprendere una scelta simile.

“…ho iniziato a ballare il rock’n roll all’età di 11 anni, a casa però ascoltavo sempre il tango perché nella mia famiglia era un’abitudine. A 17 anni un amico mi portò all’inaugurazione di una milonga e rimasi folgorato! Decisi che anch’io avrei voluto ballare in quella milonga”

Negli anni successivi studia con diversi maestri: Rodolfo Dinzel, Antonio Todaro, Pepito Avellaneda, Juan Carlos Copes e Maria Nives, Carlo Estevez (Petroleo) e amplia il suo giro di conoscenze fino al 1981, quando decide di affittare e gestire un locale dove organizzare delle milongas. Portavoce dei cambiamenti storici del tango degli ultimi decenni, è sempre stato partecipe dello sviluppo artistico e culturale nell’intero panorama tanguero.

“…il mio tango ha avuto una grande evoluzione da quando ho iniziato a ballare, fino ad oggi”

Nel 1984 intraprende la carriera professionista ottenendo subito scritture di notevole importanza e 4 anni dopo avvia il progetto “TANGO X 2″. Per gli argentini definito non uno, ma LO SPETTACOLO.

“Questa è una cosa interiore… quando sono arrivato sul palcoscenico mi sono accorto che era la mia vita. Non posso lasciarlo.”

E sempre nelle sue parole l’essenza di TANGO X 2:

“Il mio sogno era quello di realizzare uno spettacolo per argentini, l’argentino non poteva pagare un biglietto per vedere uno spettacolo per turisti! Era il 1998”

Sostenitore del Tango sociale, sottolinea anche nelle scelte teatrali questa esigenza di sviluppare e far conoscere le radici del tango. Nel 2012, intervistato sullo spettacolo PURO TANGO, racconta:

“Lo spettacolo nasce dall’idea di mettere in scena i vari personaggi della storia del tango, attraverso travestimenti e proiezioni di video realizzati dal sottoscritto nel corso degli anni. Tutto il primo tempo è dedicato ai grandi milongueri del passato, a partire da El Cachafaz, ballerino emblematico che ha ballato fino al 1940…”

Sempre sulla linea che demarca ballo sociale e coregrafie teatrali :

“Il teatro è il teatro e la milonga è la milonga. Non bisogna confondere le cose. Il tango è un ballo sociale, nella milonga non si deve far niente, nessun gancho, niente di niente! Si deve ballare per l’altra persona, aspettarla, si deve camminare, creare una coreografia semplice, non è necessario di più, altrimenti la gente comune non potrebbe godere di questa danza… In tutti i miei spettacoli c’è sempre una coreografia di tango Salòn, semplice, affinché la gente si possa identificare”

Personaggio chiaro, lineare e maestro delle radici del tango argentino, ha racchiuso nella sua celebre frase “ il tango non è maschio, è coppia” uno dei concetti più profondi di questo ballo, che così spiegava nella rivista “El tanguero” di qualche anno fa:

“Ma quanto è importante la donna! Purtroppo la gente non lo capisce! Se ci soffermiamo a guardare una coppia che balla, ci accorgiamo che c’è un movimento che prevale tutto il tempo. Quel movimento lo fa la donna, quando gira il bacino nell’ocho indietro crea un movimento meraviglioso, che è il cuore di questa danza! Se ci fate caso il 100% delle coppie che ballando fanno l’ocho indietro e quello è l’inizio di tutte le possibili combinazioni che esistono nel tango in tutti gli stili: del tango della guardia veja, del tango canyengue, del tango del centro, del nord, del sud come di tutti… il tango è UNO. Ci sono diversi stili, ma il tango è uno. E l’ocho lo fa la donna, non lo fa l’uomo. Questa è l’importanza che ha la donna nel tango, come nella vita. Che cosa deve imparare l’uomo? A guidare l’ocho.”

E la camminata?

“Per camminare la cosa più importante è l’asse del corpo, l’eleganza, accarezzare il pavimento è il significato vero di camminare, non è fare una figura dopo l’altra….no, camminare un po’, camminare, mostrare.”

Uomo ed Artista che ha dedicato tutta la sua vita al tango argentino, lo salutiamo con queste sue poche ma esplicative parole sulle profondità interiore del tango:

“Perché è la storia di una coppia, è la storia della vita…”
Miguel Angel Zotto.

Contributi tratti da:

TangoMagazine – numero 3 gennaio 2007 – “Miguel Angel Zotto” di B. Spiladieri

El tanguero – numero 5 gennaio/marzo 2012 – “Miguel Angel Zotto y Daiana Guspero” di H. Corpora e A. De Dominicis

Felix Picherna

Pietra miliare del tango, un uomo di grande cultura musicale, un grande musicalizador: Felix Rubèn Picherna.

La sua filosofia di vita, sempre in giro per il mondo senza una casa, solitario, lo ha reso un personaggio unico.
Viaggiava con una valigia piena di audiocassette e in consolle vestiva sempre elegantissimo, giacca e cravatta, con un bicchiere di vino “tinto” e il suo immancabile sigaro. La sua maniera di riavvolgere le audiocassette con la penna biro e le sue frasi al microfono durante le milongas hanno incantato centinaia di tangueri per anni. Felix era un tanguero di un’altra epoca, legato a dei codici che oggi non ci sono più.

Innamorato dell’Italia, durante le sue serate era solito annunciare sempre i grandi nomi delle principali orchestre, spesso di origine italiana: Pugliese, Canaro, De Caro.., ci teneva a sottolineare che nel tango argentino c’è molto dell’Italia.

Era incredibile, quasi poetico, ascoltare le sue tandas, pescate fra quelle decine e decine di cassette, riavvolgendo il nastro nel punto esatto in cui il brano iniziava…

Purtroppo gli ultimi mesi trascorsi in Italia li ha vissuti spesso in ospedale, prima di ripartire per Buenos Aires con il desiderio di trascorrere il tempo che gli rimaneva con sua figlia, ormai stanco dei continui viaggi senza mai disfare la valigia. Da qualche anno Felix non c’è più, ma sarà sempre ricordato per il suo spirito libero e leggero come una farfalla, come quando in consolle passava il brano “La mariposa” e lui cantava “Vola mariposa!! Vola!!”..

Articolo di Benvegnù Elisa