La tradizione dell’Asado

L’Asado è un piatto tipico nazionale dell’Argentina che ha origine nelle sterminate praterie della zona della Pampa, dove i mandriani gauchos avevano l’usanza di cucinare la carne del proprio bestiame. Qui le mucche, ancora oggi, vivono all’aperto e mangiano tutto l’anno l’erba verde dei pascoli, garantendo una carne genuina, priva di ormoni, medicinali e antibiotici.

Gauchos alla guida di un gregge di bestiame

La caratteristica principale dell’asado sta nel metodo di cottura, tuttavia si tratta di molto più di questo; in esso si nasconde un vero e proprio rito, che una volta durava anche 2 giorni consecutivi.
Un tempo i grandi tagli di carne, cotti a la cruz (un supporto di metallo a forma di croce), venivano circondati e lentamente arrostiti da braci di legna di quebracho (un legno duro e pesante originario del Sud America che ha la capacità di bruciare in maniera stabile anche per 90 minuti consecutivi).

Asado in cottura con il metodo “a la cruz

Oggi, per praticità, si utilizza spesso la griglia (parilla), dove il maestro asador segue la cottura in maniera meticolosa, controllando il calore della brace e il livello di cottura.

La pratica richiede costante attenzione: la carne deve essere girata una sola volta e non deve mai bruciarsi, mentre il grasso, cuocendo a una temperatura costante, deve creare una crosta saporita. Man mano che la carne è pronta, viene tagliata a pezzi e servita accompagnata con il chimichurri (salsa a base di spezie) e le verdure grigliate.

Asado su grandi parillas all’aperto

Curiosità
Oggi, dei riti di una volta, rimane l’usanza dell’asado con Cuero, dove i tagli di una vitella vengono sotterrati in una fossa dove precedentemente aveva bruciato un fuoco per alcune ore. I tagli vengono coperti con una lastra di zinco, su cui vengono disposti dei tizzoni ardenti che rimangono accesi per alcune ore fino a cottura ultimata.

Dietro l’asado c’è tutto il mondo della tradizione argentina. I tempi di preparazione lunghi e le origini rurali e semplici creano il clima ideale per i rapporti umani e per la celebrazione dell’amicizia.

“Il tango è una passione, è la mia vita, è tutto”

I racconti di uno dei maestri che hanno fatto la storia del Tango: Miguel Angel Zotto.

Eletto tra i tre più grandi ballerini di tango argentino di tutti i tempi, è colui che ha insegnato e diffuso il tango in tutti il mondo, ma Miguel Angel Zotto chi è?

Origini italiane (nello specifico lucane) impresse anche in quel cognome (trascritto con un errore dall’anagrafe argentina, ma che originariamente era Zotta), Miguel Angel Zotto è maestro, coreografo e ballerino.

La sua avventura inizia giovanissimo a Buenos Aires, quando rimane folgorato dall’atmosfera durante l’inaugurazione di una milonga e decide di dedicarsi allo studio del tango argentino. Era il 1975, in quell’epoca uno dei pochi giovani di Buenos Aires a intraprendere una scelta simile.

“…ho iniziato a ballare il rock’n roll all’età di 11 anni, a casa però ascoltavo sempre il tango perché nella mia famiglia era un’abitudine. A 17 anni un amico mi portò all’inaugurazione di una milonga e rimasi folgorato! Decisi che anch’io avrei voluto ballare in quella milonga”

Negli anni successivi studia con diversi maestri: Rodolfo Dinzel, Antonio Todaro, Pepito Avellaneda, Juan Carlos Copes e Maria Nives, Carlo Estevez (Petroleo) e amplia il suo giro di conoscenze fino al 1981, quando decide di affittare e gestire un locale dove organizzare delle milongas. Portavoce dei cambiamenti storici del tango degli ultimi decenni, è sempre stato partecipe dello sviluppo artistico e culturale nell’intero panorama tanguero.

“…il mio tango ha avuto una grande evoluzione da quando ho iniziato a ballare, fino ad oggi”

Nel 1984 intraprende la carriera professionista ottenendo subito scritture di notevole importanza e 4 anni dopo avvia il progetto “TANGO X 2″. Per gli argentini definito non uno, ma LO SPETTACOLO.

“Questa è una cosa interiore… quando sono arrivato sul palcoscenico mi sono accorto che era la mia vita. Non posso lasciarlo.”

E sempre nelle sue parole l’essenza di TANGO X 2:

“Il mio sogno era quello di realizzare uno spettacolo per argentini, l’argentino non poteva pagare un biglietto per vedere uno spettacolo per turisti! Era il 1998”

Sostenitore del Tango sociale, sottolinea anche nelle scelte teatrali questa esigenza di sviluppare e far conoscere le radici del tango. Nel 2012, intervistato sullo spettacolo PURO TANGO, racconta:

“Lo spettacolo nasce dall’idea di mettere in scena i vari personaggi della storia del tango, attraverso travestimenti e proiezioni di video realizzati dal sottoscritto nel corso degli anni. Tutto il primo tempo è dedicato ai grandi milongueri del passato, a partire da El Cachafaz, ballerino emblematico che ha ballato fino al 1940…”

Sempre sulla linea che demarca ballo sociale e coregrafie teatrali :

“Il teatro è il teatro e la milonga è la milonga. Non bisogna confondere le cose. Il tango è un ballo sociale, nella milonga non si deve far niente, nessun gancho, niente di niente! Si deve ballare per l’altra persona, aspettarla, si deve camminare, creare una coreografia semplice, non è necessario di più, altrimenti la gente comune non potrebbe godere di questa danza… In tutti i miei spettacoli c’è sempre una coreografia di tango Salòn, semplice, affinché la gente si possa identificare”

Personaggio chiaro, lineare e maestro delle radici del tango argentino, ha racchiuso nella sua celebre frase “ il tango non è maschio, è coppia” uno dei concetti più profondi di questo ballo, che così spiegava nella rivista “El tanguero” di qualche anno fa:

“Ma quanto è importante la donna! Purtroppo la gente non lo capisce! Se ci soffermiamo a guardare una coppia che balla, ci accorgiamo che c’è un movimento che prevale tutto il tempo. Quel movimento lo fa la donna, quando gira il bacino nell’ocho indietro crea un movimento meraviglioso, che è il cuore di questa danza! Se ci fate caso il 100% delle coppie che ballando fanno l’ocho indietro e quello è l’inizio di tutte le possibili combinazioni che esistono nel tango in tutti gli stili: del tango della guardia veja, del tango canyengue, del tango del centro, del nord, del sud come di tutti… il tango è UNO. Ci sono diversi stili, ma il tango è uno. E l’ocho lo fa la donna, non lo fa l’uomo. Questa è l’importanza che ha la donna nel tango, come nella vita. Che cosa deve imparare l’uomo? A guidare l’ocho.”

E la camminata?

“Per camminare la cosa più importante è l’asse del corpo, l’eleganza, accarezzare il pavimento è il significato vero di camminare, non è fare una figura dopo l’altra….no, camminare un po’, camminare, mostrare.”

Uomo ed Artista che ha dedicato tutta la sua vita al tango argentino, lo salutiamo con queste sue poche ma esplicative parole sulle profondità interiore del tango:

“Perché è la storia di una coppia, è la storia della vita…”
Miguel Angel Zotto.

Contributi tratti da:

TangoMagazine – numero 3 gennaio 2007 – “Miguel Angel Zotto” di B. Spiladieri

El tanguero – numero 5 gennaio/marzo 2012 – “Miguel Angel Zotto y Daiana Guspero” di H. Corpora e A. De Dominicis

Francisco Canaro e la sua orchestra tipica

Il poeta Horacio Ferrer scrisse : …l’orchestra di Francisco Canaro conserva una sonorità inconfondibile

Una sonorità inconfondibile perché, l’orchestra di Francisco Canaro, durante il suo mezzo secolo di esibizioni e registrazioni, pur restando fedele ad una linea tradizionalista, ebbe il merito di introdurre per la prima volta nel tango il ritmo “el cuatro”.

Un ritmo nuovo dove i quattro tempi di ogni battuta vengono accentuati, ma mantengono un’armonizzazione molto semplice, una sonorità unica e allo stesso tempo tradizionale e nuova.

Ma Francisco Canaro chi era?

Francisco Canaro, figlio di emigrati italiani (il suo vero nome è Francisco Canarozzo) nasce in Uruguay nel 1888 per poi, all’età di dieci anni, trasferirsi con la famiglia a Buenos Aires. La sua è una famiglia povera e da ragazzo Francisco lavora in fabbrica.

Di questo periodo sono anche i suoi primi ricordi come musicista:

“Da ragazzino, la maggiore aspirazione era suonare il violino, ma non avendo denaro per comprarne uno, mi fabbricai uno Stradivarius con una semplice latta d’olio; gli misi un manico di legno che formava il diapason, 4 chiavette, una cordiera, un ponte e, facendo dei buchetti con un chiodo, feci le orecchie e montai le corde, alla fine mi procurai un arco …”

Il suo ingresso nel tango argentino avviene grazie al direttore di una Orchestra Tipica, il maestro Vicente Greco così, in pochi anni, compone il suo primo brano di tango: Pinta brava (1912).

La carriera a quel punto si avvia ad un processo inarrestabile fatto non solo di composizioni e registrazioni, ma anche di tante battaglie per i diritti dei compositori di musica. Tra i suoi meriti fu importante il ruolo di fondatore della SADAIC, un’organizzazione no-profit che, ancora oggi, riunisce tutti gli autori e compositori argentini in difesa dei diritti d’autore sulle opere musicali.

E l’orchestra di Francisco Canaro quando fa il suo ingresso nella Vecchia Europa?

L’Europa conosce l’orchestra di Canaro nel 1925, quando una delegazione artistica si esibì a Parigi. Durante la loro permanenza, Canaro e gli altri membri furono fortemente ostacolati dai sindacati francesi dei musicisti, così decisero di variare la presentazione del gruppo da “orchestra” a “numero di attrazione” e su idea di Francisco Canaro si esibirono con i vestiti tipici: da Gaucho i musicisti e da Paisana la cantante Asprela. Questa caratterizzazione, negli anni successivi, influenzò il fenomeno di diffusione del tango argentino in Europa, che rimase associato per un lungo periodo all’uso di indumenti tipici.

L’orchestra di Francisco Canaro si forma durante gli anni del primo sviluppo musicale del tango, caratterizzata dalla classica formazione musicale dell’Orchestra Tipica e dall’evoluzione verso ritmi più lenti e strutturalmente più ricchi. Sono gli anni d’esordio della Guardia Vieja, che si differenziava da una musica che, fino a quel momento, era legata all’esibizione in strada, suonata con strumenti facilmente trasportabili (chitarra, flauto, tamburi) e legati ad una cultura con grosse influenze nere (congolesi), dai ritmi ossessivi e scanditi in maniera ripetitiva.

“El Pirincho” come veniva soprannominato Canaro per la capigliatura somigliante alle piume di un uccello argentino, rimase comunque fortemente legato alla tradizione musicale africana. Ascoltando la sua versione di “Milonga sentimental” di Sebastian Piana possiamo infatti riconoscere una habanera (musica di origine cubana). La produzione di milongas della sua Orchestra Tipica è tra le più ampie in assoluto e ancora oggi la sua prima produzione, così legata a quei ritmi, è molto gradita ai ballerini di canyengue.

La discografia stessa dell’orchestra tipica di Canaro, le cui prime registrazioni risalgono al 1915, è un’ampia discografia che spazia tra tango, milongas, vals e folklore argentino. I cantores più importanti che ne hanno decretato il successo sono: Ernesto Famà, Roberto Maida, Francisco Amor, Eduardo Adrian.

Nel 1954 Francisco scrive “Mis 50 años con el tango” la sua personale biografia dove emerge non solo il musicista, ma anche l’uomo con i suoi difetti: grande amante delle donne, con uno spirito festaiolo, dalla critica diretta e sempre sicuro di sé.

Da brano “La última copa“: Es la última farra de mi vida, de mi vida, muchachos, que se va… (E’ l’ultima baldoria della mia vita, della mia vita, ragazzi, che se ne va).

Muore a Buenos Aires nel 1964.

Testi tratti da:

“Francisco Canaro” – a cura di Roberto Romano e Maurizio Lunghi – Intervento presentato durante “Las noches de los Maestros” al Teatro dell’Affratellamento.

“L’orchestra di Francisco Canaro” di A. Valente in “El tanguero” – Gennaio/Marzo 2012

“Francisco Canaro. Mis memorias”. Di F. Canaro – Editorial Corregidor 1999

Felix Picherna

Pietra miliare del tango, un uomo di grande cultura musicale, un grande musicalizador: Felix Rubèn Picherna.

La sua filosofia di vita, sempre in giro per il mondo senza una casa, solitario, lo ha reso un personaggio unico.
Viaggiava con una valigia piena di audiocassette e in consolle vestiva sempre elegantissimo, giacca e cravatta, con un bicchiere di vino “tinto” e il suo immancabile sigaro. La sua maniera di riavvolgere le audiocassette con la penna biro e le sue frasi al microfono durante le milongas hanno incantato centinaia di tangueri per anni. Felix era un tanguero di un’altra epoca, legato a dei codici che oggi non ci sono più.

Innamorato dell’Italia, durante le sue serate era solito annunciare sempre i grandi nomi delle principali orchestre, spesso di origine italiana: Pugliese, Canaro, De Caro.., ci teneva a sottolineare che nel tango argentino c’è molto dell’Italia.

Era incredibile, quasi poetico, ascoltare le sue tandas, pescate fra quelle decine e decine di cassette, riavvolgendo il nastro nel punto esatto in cui il brano iniziava…

Purtroppo gli ultimi mesi trascorsi in Italia li ha vissuti spesso in ospedale, prima di ripartire per Buenos Aires con il desiderio di trascorrere il tempo che gli rimaneva con sua figlia, ormai stanco dei continui viaggi senza mai disfare la valigia. Da qualche anno Felix non c’è più, ma sarà sempre ricordato per il suo spirito libero e leggero come una farfalla, come quando in consolle passava il brano “La mariposa” e lui cantava “Vola mariposa!! Vola!!”..

Articolo di Benvegnù Elisa

Le origini del Tango

Le sue radici risalgono ai primi del ‘900, ma il tango racchiude in se non solo una genere musicale, ma la cultura di un’intera popolazione.

Ci sono molte versioni sul luogo dove è nato il tango. Fonti certe confermano che il Rio de la Plata, fra Argentina e Uruguay, è stata la culla del tango, anche se c’è chi afferma con documenti alla mano, che fu a Montevideo che venne ballato per la prima volta un tango.
Quello che è certo è che crebbe a Buenos Aires, difficile stabilire a partire da quale quartiere. Da La Boca a San Telmo, fino a Pompeya, sono molti i “barrios porteños” che giurano di avergli dato i natali. Altro dato certo è che nacque nei “conventillos”, casermoni popolari dei quartieri bassi del centro della città, abitati da emigranti di varia origine (moltissimi italiani) che diedero un apporto significativo alla suo sviluppo. 
La versione ancora oggi più diffusa sulle origini di questa danza narra che nei primi del ‘900 essa fosse sostanzialmente appannaggio della gente umile (e di qualche appartenente alle classi elevate che ogni tanto voleva provare il brivido del divertimento proletario), e così fu fino al 1912-13, quando le classi “bene” accettarono il nuovo ballo nei loro ambienti sociali.
Questo avvenne solo dopo che il tango divenne una moda in Francia, grazie ai marinai che da Buenos Aires portarono nel paese d’Oltreoceano gli spartiti de “La Morocha” e di “El Choclo”. Solo dopo che la Francia impazzì per la nuova musica gli Argentini delle classi elevate (soliti ad imitare gli europei), si accorsero che la loro terra aveva prodotto qualcosa che gli europei imitavano… e anche loro si appassionarono al tango.

In effetti, dopo che fu approdato in Europa, il tango, complici le vicende storiche che travolsero il Vecchio Continente e che lo separarono dagli avvenimenti del Sudamerica, si imbastardì e si europeizzò, si scisse dalle esperienze di vita rioplatensi che lo avevano generato e si innestò sui balli europei. In Italia diventò il ballo “liscio”, ritmo facile e popolare, mentre nell’area di influenza anglosassone divenne il ballo “standard”.

A Buenos Aires, invece, a partire dai famosi anni 1912-13, il tango coinvolse strati della popolazione sempre più ampi e con essi poeti e musicisti di alto livello, rappresentando sempre di più lo spirito stesso della città.

Fonte: Pier Aldo Vignazia – Il Tango è sempre una storia d’amore.